Il massacro di Ghouta

Ghouta est, Siria, 21 Febbraio 2018. Per il quarto giorno consecutivo l’esercito ufficiale Siriano bombarda il sobborgo di Damasco, sotto il controllo dei ribelli, portando a oltre 300 il bilancio dei civili uccisi dalla scorsa domenica.  Di questi, 72 sono bambini.

New York, USA, 23 Febbraio 2018. La Russia, alleata di Damasco e principale sostenitrice di Bashar Al Assad, esercita il proprio diritto di veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, che proponeva l’imposizione di un cessate il fuoco della durata di 30 giorni per permettere l’arrivo di aiuti umanitari nella zona. I portavoce russi hanno commentato questa decisione sostenendo che i dati forniti dai media internazionali sulle vittime civili sono assolutamente esagerati e figli di “una psicosi di massa”.

Eppure le documentazioni del massacro vanno aldilà di qualsiasi ragionevole dubbio. Quello che sta succedendo in questi giorni in Siria è qualcosa che purtroppo abbiamo già imparato a conoscere durante questi sette anni di guerra civile, che hanno distrutto il paese e spezzato la vita di migliaia di innocenti.
Il sobborgo di Ghouta, ultimo bastione sotto il controllo dei ribelli nei pressi di Damasco, è sotto assedio dal 2012 e le condizioni di vita al suo interno sono veramente inimmaginabili. Le ong e l’osservatorio siriano per i diritti dell’uomo fanno sapere che le ultime offensive hanno messo fuori uso le restanti risorse ospedaliere, e che ormai sono difficilmente reperibili sul territorio i beni di prima necessità come acqua, cibo e medicine.

Ciò che continua a ripetersi tragicamente è l’incuranza con cui i giochi di potere, siano essi interni o internazionali, continuano ad essere fatti sulla pelle e sulla vita delle persone, il più delle volte completamente avulse dai motivi e dalle ragioni del conflitto, prevaricando qualsiasi diritto umano e a volte anche le stesse “leggi” della guerra, come succede in Siria con l’utilizzo di armi espressamente vietate dagli accordi internazionali.

La situazione, già tragica, sembra poter peggiorare ulteriormente con l’ingresso, sullo scenario bellico siriano, delle forze militari turche che muovono su Afrin, città sotto il controllo dell’Unità di protezione del popolo curdo (YPG), legate al partito curdo-siriano dell’Unità democratica (PYD) e considerate dal governo di Ankara alla stregua di terroristi. Assad, di tutta risposta, ha ordinato alle proprie forze armate di intervenire nella zona a difesa della minoranza curda e per “resistere contro l’aggressione turca”, col secondo fine, nemmeno tanto velato, di trovare nelle forze militari curde un nuovo alleato nella lotta ai ribelli anti-regime. Non si può ancora parlare di guerra aperta tra Siria e Turchia, ma di certo la tensione è altissima, e la prospettiva di nuovi massacri concreta.

Quando ci si trova ad osservare questi scenari è veramente difficile analizzare la situazione in maniera distaccata, specie se presi dal pensiero che l’asettica valutazione politica dei fatti conduca esattamente al realizzarsi di quella disumanizzazione della realtà che guida la mano di questi attori politici. Come si può infatti definire altrimenti, se non disumana, l’indifferenza con cui si ordinano eccidi senza distinzione o remora per il proprio mero vantaggio politico?

Questo della disumanizzazione della realtà è un fenomeno a cui siamo sottoposti tutti, ogni giorno, in prima persona, proprio quando di fronte a tali notizie, di fronte a una cifra di morti, vi leggiamo un numero e nient’altro. Ciò che dobbiamo tenere a mente è che in Siria, come in troppe altre zone del mondo e qualsiasi ne sia la ragione, non si tratta più di idee politiche, non si tratta più di dichiararsi sostenitori di una ovvero di un’altra delle fazioni in campo, ma si tratta solamente di valorizzare quello che giuridicamente viene definito il bene vita, cioè il bene-presupposto per eccellenza, senza il quale ogni altro bene è ovviamente non godibile.

Ogni vita ha lo stesso identico valore per diritto di natura, così come lo ha la morte. Ogni qual volta ci si allontani da questo principio ci si sta allontanando dalla nostra natura di esseri umani, di esseri pensanti; ed è quando ciò avviene che, parafrasando Hannah Arendt, tutto diviene possibile per la banalità del male.

Alessandro Marrazzo

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