Parigi val bene un Erasmus

30 gennaio 2018, Place du Trocadero

Domani me ne devo andare, e tu Parigi, quasi come a farmi un dispetto, stanotte sei ancora più bella. Non riesco a capacitarmi che siano passati 5 mesi, che il giorno in cui avrei dovuto lasciarti, che mi sembrava così lontano, sia già arrivato.
Ti guardo da Place Trocadero, insieme a decine di turisti di cui sento per la prima volta di non fare parte e ripenso al lontano 6 settembre, quando sono scesa da quell’aereo con valigie cariche di emozioni ed aspettative. Tu eri là ad aprirmi le braccia, a farmi sentire a casa. Non riuscivo a credere all’opportunità che mi era stata data, vivere nella mia città dei sogni, sogni diventati poi realtà. E come in ogni realtà, ogni tanto sono sorti piccoli problemi o difficoltà, ma mi è bastato percorrere i tuoi boulevards ed ammirare le tue bellezze per sentirmi subito meglio: una passeggiata a Montmartre, un apéro nel Marais e la vita tornava a sorridermi.
Sei stata la mia confidente, un’amica silenziosa in cui ho sempre trovato sostegno e comprensione. E mi fa strano pensare che da domani non mi sveglierò più nel mio appartamento del trezième, né sfreccerò come una vera parigina tra le varie metro per raggiungere la Sorbona.
Come un bambino a cui viene concesso un giocattolo che tanto aveva desiderato e al quale poi viene nuovamente tolto, così io dovrò accontentarmi di averti vissuto, seppure intensamente, per poco tempo; cinque mesi appena, sufficienti però a trasformare quelle che avevo sempre considerato delle debolezze in punti di forza.
Pasolini diceva:

“La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la mia solitudine, che è la mia debolezza”.

Ecco personalmente non sono affatto d’accordo con la seconda parte della sua affermazione: la solitudine nella nostra società è spesso mal considerata ed associata ad una forma di asocialità, ma in realtà essa ci permette di conoscere meglio noi stessi.
È stato proprio affrontando quest’esperienza da sola che ho potuto capire meglio molti lati della mia personalità ed accettarli.
Lungi dall’essere solo la città degli innamorati, Parigi significa anche passeggiare soli senza meta alla ricerca del vero Io, fermarsi a prendere un thè in un bar guardando le gocce di pioggia infrangersi sui vetri, ascoltare le conversazioni dei parigini nella metro. All’inizio è difficile avere a che fare con questo popolo, così chiuso in sé stesso e diffidente verso il prossimo; però con il tempo si impara ad accettare quello che sa offrire: un sorriso appena accennato del cassiere del supermercato, un altro studente che ti rivolge la parola, la gratitudine di un anziano signore nel soccorrerlo dopo essere caduto.
Per il resto, qui tutto sembra dire “impara a cavartela da solo”; eppure non ho mai sofferto più di tanto la lontananza da casa, perché qui ne ho trovata un’altra: dal momento in cui sono arrivata ho sentito che mi stavo riappropriando di qualcosa che era già mio e che non mi lascerà mai, perché come dice Hemingway:

“Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile.”

E a tutti coloro che si accingono a partire, abbandonate ogni dubbio perché, ve lo assicuro, Parigi val bene un Erasmus.

 

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Eleonora Valente

 

2 risposte a "Parigi val bene un Erasmus"

  1. Splendido articolo. Un piacere leggere queste parole. Anche perché, abbiamo in comume la passione per questa città. Costruisco quotidianamente mattoncini per arrivare lì…Grazie, hai rafforzato la mia fiducia.
    Giulia

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