1001 titoli per il tuo romanzo #3

Da: fortunatovittorio@hmail.com

A: lucreziasoriano@libreriailcorvo.it

Oggetto: Movente

Ciao Lucrezia,
oggi ho pensato molto al romanzo che stai scrivendo. Negli ultimi giorni, preso com’ero dalla sua fluidità, non avevo fatto caso a una questione in realtà fondamentale: il movente degli omicidi. Non è forse un pochino debole? Per carità, nel romanzo il movente risulta pienamente soddisfacente, ma in un contesto più ampio non credo sia fattibile. Si potrebbe mai uccidere per un libro? Vero è che librerie sono state invase da scartoffie, thriller che potrebbero essere stati scritti da un bambino dell’asilo e biografie di presunte celebrità in confronto alle quali preferirei leggere anche una lista della spesa al supermercato, ma sono perché rispecchiano l’acquirente: è la domanda a determinare l’offerta, nella letteratura come in ogni altro ambito. E in fondo, ognuno non è forse libero di leggere ciò che più lo aggrada? Certamente leggere un gialletto dal finale scontato comprato a 3,99 euro non è come leggere Orwell, ma è comunque meglio di niente in un Paese dove non si legge proprio più, no?
Saluti,
Vittorio

Da: lucreziasoriano@libreriailcorvo.it

A: fortunatovittorio@hmail.com

Re: Movente

Ciao Vittorio,
purtroppo non sono d’accordo con te, questa volta. Davvero vogliamo accontentarci del fatto che le persone, bene o male, leggano? Secondo me è fondamentale, prima ancora della lettura in sé, la scelta del testo da leggere. Leggere letteratura dovrebbe essere una scelta totalizzante: è un po’ come dire che ci accontentiamo che le persone esistano, senza preoccuparci che vivano davvero. Questa è la distanza che passa tra un buon libro, scritto da un grande autore, e le pagine imbrattate da un autoruncolo qualsiasi: leggere Manzoni e Scott vuol dire vivere, leggere (si può davvero usare questo verbo in relazione a certe schifezze?) uno pseudo-romanzo storico di quelli che vanno tanto adesso vuol dire semplicemente esistere. No, caro Vittorio, non possiamo arrenderci così: non io, non tu, non quelli come noi che hanno una tale sensibilità letteraria. È nostro dovere – e allo stesso tempo onore – combattere affinché le persone scelgano di leggere consapevolmente e di vivere, piuttosto che limitarsi ad esistere.
Un saluto,
Lucrezia.

 

Da: fortunatovittorio@hmail.com

A: lucreziasoriano@libreriailcorvo.it

Re: Movente

Cara Lucrezia,
non possiamo neanche però pretendere che tutti siano interessati allo stesso modo all’alta letteratura. La vita – o esistenza per qualcuno, che dir si voglia – è fatta di priorità: per noi i libri sono al primo posto, o quanto meno sul podio, ma per molti altri no. Credo sia troppo chiedere a una persona che si può concedere dieci o venti minuti di lettura al giorno (e stiamo parlando già di veri e proprio stakanovisti letterari, vista la situazione generale!) di leggere Scott o Stendhal: presumibilmente non riuscirà nemmeno a seguire il filo del discorso. Tanto vale che chi legge per svago si svaghi davvero, leggendo qualcosa di leggero ma che almeno lo avvicini alla letteratura. Un po’ alla stregua di chi come me ascolta musica soltanto nel traffico e si accontenta di un banale pop commerciale quando sarebbe di gran lunga meglio ascoltare un Vivaldi. Spero tu non sia così severa anche in quel campo, altrimenti sono in grossi guai!
Baci,
Vittorio

Da: lucreziasoriano@libreriailcorvo.it

A: fortunatovittorio@hmail.com

Re: Movente

Caro Vittorio,
non riesco a biasimarti, ma nemmeno a darti ragione del tutto. Sì, realisticamente parlando, tu hai ragione: meglio leggere qualcosa – anche se schifezze – che non leggere affatto. Da un punto di vista ideologico – e io mi ritengo orgogliosamente un’idealista – non riesco proprio ad arrendermi a questa squallida verità. Per me la letteratura è un ideale e, come ogni ideale che si rispetti, è estremo: ritornando all’esempio musicale, un musicista – e non intendo una persona che “suona” e basta, ma un vero artista e amante della musica – sa bene che oggi domina il pop e la musica commerciale e che, la sua idea di musica è minoritaria e non arriverà mai in radio (ma lo vuole davvero? Questo è un altro discorso…); nonostante ciò, egli non si metterà mai a produrre musicaccia solo per vendere e piacere a molti, perché sarebbe un tradimento verso se stesso e, soprattutto, verso il suo ideale, quello della Musica. Allo stesso modo noi – e mi stupisce che a fare questo discorso sia tu, che sei molto competente in materia – non possiamo tradire il nostro ideale di Letteratura andando a promuovere ed accettare come leciti libri e autori di così scarso valore. Qui sorge una domanda spontanea: secondo te è meglio che la figura dell’intellettuale resti isolata, ma continui a propugnare ideali che possano far da guida, seppur limitatamente ad una cerchia ristretta, oppure che si adegui alla massa, riuscendo magari a comunicare a molti, abbassandosi di livello? Non perderebbe così il suo vero ruolo di guida, smettendo di essere davvero un intellettuale?
Lascio a te la risposta.
Prima di chiudere: quando sei pronto, discutiamo anche del terzo capitolo del romanzo.
Discutere con te è davvero un piacere, caro Vittorio.
Ti saluto,
Lucrezia.

 

Da: fortunatovittorio@hmail.com

A: lucreziasoriano@libreriailcorvo.it

Re: Movente

Cara Lucrezia,
anch’io sono un idealista sulla lettura e credo che sia molto importante far leggere alla persone letture di grandi autori, però sono anche fermamente convinto che la maggior parte della gente non legga qualcosa di buono anche per responsabilità non imputabili a loro o per mancanza di occasioni. Credo che un buon modo per arrivare alla massa sia cercare di avvicinarsi a essa, renderla partecipe dei tuoi ideali e poi far sì che diventino i loro: insomma, come un’ipnosi. E sì, per me è importante che la figura dell’intellettuale si insinui nelle menti di ogni essere umano o almeno della maggior parte, o che quanto meno provi a sfiorarle. Spesso e volentieri avere un pizzico in più di cultura ti porta a ragionare o ad agire in maniere differente. Credo anche fermamente che la maggiore inclusività nei confronti di un folto gruppo di persone non porti necessariamente a un abbassamento generale del livello culturale, anzi: magari potrebbe diventare una possibilità di arricchimento reciproco, dato che se sì è vero che di norma le istanze si diffondono dall’alto verso il basso, è anche storicamente frequente che sia ciò che sta più in basso a influenzare ciò che sta più in alto, senza tuttavia per ciò necessariamente peggiorarlo. Non so te, ma io sinceramente non gradirei troppo parlare ancora in latino…
Comunque, tralasciando ciò (per quanto mi sia riscoperto molto appassionato da questo tipo di piccoli dibattiti) non vedo l’ora di discutere con te del terzo capitolo e di sapere quali fantasiose idee ti siano venute in mente.
Baci,
Vittorio

Danilo Iannelli
Paolo Palladino

Per gli altri episodi:

1001 titoli per il tuo romanzo #1
1001 titoli per il tuo romanzo #2

1001 titoli per il tuo romanzo #4
1001 titoli per il tuo romanzo #5
1001 titoli per il tuo romanzo #6
1001 titoli per il tuo romanzo #7
1001 titoli per il tuo romanzo #8
1001 titoli per il tuo romanzo #9
1001 titoli per il tuo romanzo #10
1001 titoli per il tuo romanzo #11
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1001 titoli per il tuo romanzo #14
1001 titoli per il tuo romanzo #15

 

3 risposte a "1001 titoli per il tuo romanzo #3"

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