Chiamami col tuo nome ovvero il trionfo del lezioso

Quando si tratta di recensire dei film nominati agli Oscar si è sempre in tempo. Per questo ci si è voluti soffermare sull’ultimo film di Guadagnino, ispirato dall’omonimo romanzo di André Aciman che proprio in questi giorni sta facendo il botto in libreria.

La sceneggiatura è scritta da James Ivory, il quale era stato scelto come iniziale regista, almeno finché l’opzione di Guadagnino non è diventata definitiva.

I temi preferiti del regista italiano si ritrovano immersi nel sole dorato ed il verde vibrante della campagna lombarda, resi dalle luci del direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom: famiglie borghesi, rapporti d’amore fomentati con sottigliezza in crescendo, l’ambiente cosmopolita, la sensualità.

In Chiamami col tuo nome però l’amalgama non riesce: l’approccio si è fatto più accademico, l’emozione affogata nell’eleganza.

La calma ed il tono dell’ultimo Guadagnino si adeguano bene alla mancanza di grandi sbalzi della storia d’amore, fatta più di svelamenti lenti che di shock emotivi ma comunque non si sente alcuna vibrazione che riesca a trasportare lo spettatore.

Il linguaggio torna classico, privo delle felici intuizioni di Io sono l’amore, la bellezza è solo un fatto di pura forma, con un andamento piatto, sciatto con aspirazioni contemplative, lineare, aggravato dalle ballate di Sufjian Stevens.

Le citazioni non aiutano il film ad estraniarsi da questo limbo: si tratta soprattutto di riferimenti francofili ma la scena in piazza con il lento carrello attorno al monumento dei caduti ed il sovrastare della musica non può non ricordare ai più attenti Bertolucci.

Sempre sul percorso della ricerca di un’intimità intensa, sulla scia del regista parmense, il film spezza la sua monotonia con grandi cadute di stile, come nella scena della masturbazione, prosaica quanto squallida.

Tra gli attori brilla Hammer che ha presenza e fascino vibranti, adorato dalla camera di Guadagnino, perfetto contraltare emotivo ed estetico a Chalamet che ha un aspetto poco convinto, smorto, sgradevole per il suo tono quasi spocchioso e saccente, perfino quando questi aspetti rispecchiano quelli del protagonista Elio.

Non è un film indispensabile, non dà sostanza alle vibrazioni impalpabili che pretende di voler mostrare. Chiamami col tuo nome è però un film astuto e questo glielo si deve riconoscere: sa perfettamente a che fette di pubblico puntare.

Le nomine agli Oscar sono la prova di questa sua vile e subdola intelligenza.

 

Antonio Canzoniere

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