Il disgelo delle Olimpiadi invernali

Può sembrare ironico parlare di disgelo in occasione di un evento che fa del gelo una necessità imprescindibile, come lo è per le Olimpiadi invernali. Eppure esattamente con questi termini può essere definito il passo avanti avvenuto ieri nei rapporti diplomatici tra le due Coree, in occasione della cerimonia d’apertura dei ventitreesimi Giochi olimpici invernali, organizzati nel distretto di Pyeongchang, Corea del Sud.  

Il disgelo si compie in diretta televisiva mondiale, e questo è un dato il cui valore politico non va assolutamente sottovalutato; del resto il connubio tra politica e sport accompagna l’umanità sin dai tempi dell’antica Grecia, quando in occasione della ricorrenza olimpica veniva imposta una tregua condivisa a qualsiasi conflitto fosse in corso.

Come ogni paese ospitante la Corea del Sud è l’ultima delegazione a sfilare davanti al pubblico, ed è in quel momento che avviene ciò che sarebbe stato impensabile soltanto fino a pochi mesi fa. Un’ovazione dello Stadio accoglie la sfilata congiunta di Corea del Sud e Corea del Nord che entrano insieme nell’impianto di Pyeongchang. Due atleti, scelti rispettivamente dalle due federazioni, sventolano la bandiera con la Corea unita stilizzata in blu su campo bianco.

Prima ancora dell’inaugurazione ufficiale, il presidente sudcoreano Moon Jae-in, in maniera volutamente e ricercatamente pubblica, ha accolto il capo della delegazione nordcoreana Kim Yong-nam, Capo dello Stato de facto, il più alto funzionario di Pyongyang mai in visita al Sud. Successivamente, a cerimonia iniziata, prima di prendere posto in tribuna d’onore Moon Jae-in è andato a cercare la stretta di mano, ricambiata, di Kim Yo-jong, la sorella più giovane del leader nordcoreano Kim Jong-un.   

La distensione sempre più rapida ed evidente tra Nord e Sud crea non poche destabilizzazioni nello scenario politico asiatico, e a mostrarsi maggiormente preoccupati di ciò sono gli Stati Uniti, e il vicepresidente Mike Pence, presente all’inaugurazione, non fa nulla per nasconderlo. Pence ha infatti declinato l’opportunità istituzionale di presiedere alla cena in programma con i dirigenti delle due Coree, il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il capo della delegazione nordcoreana Kim Yong-nam. Al ricevimento Pence avrebbe dovuto sedersi di fronte a Kim Yong-nam, che ad oggi può essere considerato il numero due di Kim Jong-Un.
Alcune fonti hanno tentato di giustificare in vario modo l’assenza del vicepresidente USA alla cena ufficiale, tuttavia appare evidente il significato di tale gesto e il messaggio che sembra celare.  

Se da un lato è nota la situazione di alta tensione attualmente presente tra USA e Corea del Nord, i cui rapporti sono veramente ai minimi storici, dall’altro lato l’alleanza tra Corea del Sud e Stati Uniti è sempre stata l’ago della bilancia dell’equilibrio politico in quel quadrante di mondo, equilibrio nel quale l’altro ruolo di contrappeso è ricoperto dalla superpotenza cinese. Se questa alleanza dovesse incrinarsi la situazione sarebbe destinata a cambiare, con conseguenze al momento non preventivabili.

Durante il discorso rituale d’apertura il presidente del Cio (Comitato Olimpico Internazionale n.d.r.), Thomas Bach, ha accolto con queste parole la decisione dei due Paesi: “Tutti gli atleti attorno a me, tutti gli spettatori qui allo stadio e tutti i tifosi sparsi per il mondo sono commossi da questo meraviglioso gesto. Ci uniamo tutti a voi in questo messaggio di pace. Uniti nella nostra diversita’, siamo piu’ forti di tutte le forze che vogliono dividerci”.

Quel che è avvenuto ieri sera è senza ombra di dubbio uno degli esempi più importanti di quanto lo Sport possegga il potere di unire le persone, influenzando spesso, attraverso il suo peso socio-politico, l’andamento degli eventi.

Non ci è dato sapere con certezza quel che avverrà dopo questo gesto simbolico di pace e unione tra le due Coree; quel che è certo e che, da ieri sera, l’orizzonte dei possibili futuri è notevolmente mutato.

Alessandro Marrazzo

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