Ondate e riflussi democratici

Nel 1991, lo studioso Samuel Huntington, studiando lo sviluppo della democrazia nel corso del tempo, propose una periodizzazione della democrazia parlando di ondate e reflussi nel corso dell’800 e ‘900. Per ondate intendeva un numero di Paesi approdati alla democrazia superiore ai Paesi che regredivano a regimi autoritari, i reflussi erano esattamente il contrario. Nel suo studio aveva individuato principalmente tre ondate e solamente due reflussi, perché dopo l’ultima ondata la situazione politica democratica si era parzialmente stabilita.

Alla ricerca di risposte per un futuro politico sempre più incerto e instabile, speravo di poter avere un riscontro della teoria di Vico riguardante i corsi e ricorsi storici. Nelle teorie di Huntington cercavo degli accadimenti che venissero a ripetersi con la medesima modalità, certo non avrei attribuito il tutto alla provvidenza divina, ma sicuramente avrei potuto dare risposte alle tante domande sulla sicurezza della democrazia e sulla sua futura evoluzione, o nel caso peggiore involuzione.  

Le aspettative erano futile immaginazione, dato che l’ambiente sociale e politico è in continuo movimento, il ripetersi di medesime situazioni è impossibile, ma non impossibile il persistere di certi ideali o al peggio di ideologie.

La prima ondata va dall‘800 sino al 1920, periodo caratterizzato da eventi rivoluzionari in rotta con il passato e una nuova classe emergente in contrasto con la corona che hanno favorito l’avvento della democratizzazione. Dopo questa prima ondata, il riflusso fu disastroso, la democrazia venne sfruttata e poi gettata per far spazio ai regimi di partito, caratterizzati da una forte ideologia e un altrettanto forte senso di appartenenza e identificazione. Grazie al forte consenso popolare riuscirono ad escludere il pluralismo mettendo fuori legge i partiti avversari (Fascismo in Italia e Germania, Comunismo in Russia e Cina).


La seconda ondata arrivò con la disfatta dell’alleanza tra Germania, Italia e Giappone. L’Europa occidentale tornò sui suoi passi verso la democratizzazione, sempre sotto il vigile controllo dell’America, e le ex colonie ottennero l’indipendenza. Il riflusso non si fece aspettare molto, proprio negli anni ’50 e ’60 vi fu un ritorno ai regimi totalitari, ricordiamo l’avvento della Guerra Fredda.

Infine con la terza ondata abbiamo il pieno sviluppo della democrazia in tutta l’Europa e anche in molti paesi del sud America. La democrazia fu accompagnata dalla modernizzazione culturale, ovvero la diffusione di valori “autoespressivi” ed “emancipativi” accompagnati e promossi dallo sviluppo economico e dalla diffusione del benessere e dell’istruzione, quest’ultima alla base della democrazia possibile. Per Huntington la recessione economica degli anni ’70 causò tensioni sociali che portarono a loro volta a una crisi di legittimazione dei regimi totalitari. Giovanni Paolo II e le politiche diplomatiche internazionali erano tutte a favore di un finale processo di democratizzazione. Last but not least, l’affermazione di mezzi di comunicazione ha diffuso rapidamente la transizione democratica scaturendo un effetto valanga. Successivamente la situazione venne a stabilizzarsi sino ad arrivare ai giorni d’oggi.

La domanda è: attualmente la situazione è veramente stabile? Possiamo essere sicuri che la democrazia sia al sicuro e noi cittadini viviamo all’interno di paesi democratici? Di certo non dobbiamo confondere la democrazia con la democrazia liberale. Fared Zakaria scriveva: “per gli occidentali, la democrazia significa “democrazia liberale”: un sistema politico contrassegnato non solo da elezioni libere e corrette, ma anche dallo stato di diritto, dalla separazione dei poteri e della tutela delle libertà fondamentali di parola, riunione, religione, e di proprietà. Ma questo pacchetto di libertà non ha intrinsecamente a che fare con la democrazia. (…) La democrazia al giorno d’oggi è fiorente, la libertà no.”

In ogni caso i principi cardine della democrazia, definiti da Dahl, incominciano a mancare. Partendo dal diritto di informazione, la malainformazione acceca la nostra libertà, la “conoscenza illuminata”. Anche la partecipazione non è più effettiva, le politiche nazionali e la loro amministrazione allontanano giorno dopo giorno i cittadini attivi dalla politica e quelli che più ne risentiranno sono le future generazioni. Basta soffermarsi sulle attuali campagne elettorali, permeate da questo populismo nauseante. I dibattiti politici televisivi sembrano gare tra sofisti, vince chi è più bravo a cogliere e captare l’umore popolare per sfruttarlo a proprio favore. Rinneghiamo sempre di più il sapere competente inneggiato sin dai tempi dei primi teorici politici come Socrate e Platone.

Atti di violenza fuori dal comune sono all’ordine del giorno, sembra che oramai quasi più nulla abbia un limite, le parole, ogni azione, come se ci muovessimo sempre più velocemente senza un preciso ordine. In paesi come l’Italia, la Germania, l’Austria, accanto al ripudio dei precedenti regimi fascisti, sono emersi partiti di estrema destra rappresentativi di nostalgiche e illegali ideologie passate, tutto fuorché democratiche. Un altro fenomeno ricorrente consiste nell’affermazione di capi di governo dai tratti autoritari all’interno di democrazie elettorali tendenti a degenerare in pseudo-democrazie (il caso Erdogan in Turchia e Putin in Russia). In democrazia accedono al potere e in democrazia ne sono i detentori assoluti.

Per concludere, non sono consapevole di ciò che siamo in procinto di vivere, forse vivremo il famoso terzo riflusso democratico, forse lo stiamo già vivendo oppure riusciremo ad evitarlo. Possiamo essere sicuri del fatto che la democrazia liberale tanto sognata e desiderata è più lontana che mai, ciò a cui possiamo aspirare è l’adempimento della sua definizione minima. Ora, pensandoci meglio, sbagliavo nel citare Vico, più ci penso e più non riesco a levarmi dalla testa la teoria machiavelliana della dialettica ordine-disordine. Machiavelli, in un contesto politico di grande crisi e instabilità, spiegava come l’ordine nasce come esigenza e dall’esperienza del disordine per cui l’uomo sembra avere una sorta di vocazione. Allora mi viene da pensare che forse non dovremmo preoccuparci, non dovremmo far niente. Forse dovremmo solo aspettare che la democrazia venga massacrata e messa miseramente da parte, cada nel disordine e poi vederla risorgere con una quarta ondata.

Oscar Raimondi

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