“Tempi duri per i romantici”

Troppo spesso, leggendo un libro, capita che non si legga il prologo.
Per pigrizia, abitudine oppure impazienza di iniziare la storia, inconsciamente si salta una delle parti più importanti e più significative dell’intera storia. Prima di leggere “Tempi duri per i romantici”, di Tommaso Fusari, io rientravo nella seconda categoria di persone, quelle che per impazienza lo saltano a piedi pari e vanno direttamente al punto.

Lessi quasi per caso l’introduzione del libro di Tommaso. Una sera capitai sulla sua pagina, e fra i tanti post mi soffermai su questo, che poi scoprì essere solo l’inizio di un fantastico libro:

“Ciao!”
“Ciao!” rispose lei sorridendomi timidamente.
“Hai già il compagno di banco?” le chiesi, lei fece cenno di no con la testa. “E tu?” mi chiese poi.
“Neanche io. Posso sedermi qui?”. Lei sorrise ancora e annuì con la testa. Tolse un paio di quadernoni dal banco, il temperino e la gomma da cancellare per farmi spazio, il bigliettino ancora lì, un po’ stropicciato, “hai i capelli bellissimi” scritto un po’ storto ma chiaro, in stampatello. Portai tutta la mia roba al suo banco e mi sedetti.
“Come ti chiami?” le chiesi. 
“Alice, tu?”
“Stefano.”

Stefano ed Alice hanno solo 8 anni quando fanno amicizia, nella “Roma un po’ dimenticata da Dio”, e quasi da subito cominciano a vivere in simbiosi, l’uno la spalla dell’altro, sempre pronti a sostenersi, anche quando Alice dopo scuola doveva essere a casa il prima possibile, anche quando, in piena notte, tirava dei pezzi di pellet alla finestra di Stefano, chiedendogli di poter andare da lui perché aveva paura dei mostri.

Stefano, con la sua dolcezza ed il suo istinto protettivo.
Alice, con il suo bisogno di essere protetta e la sua voglia di andare via dai posti che aveva sempre conosciuto per andare a vivere in una casa sul mare. Un’estate, con la promessa di scriversi ed aggiornarsi come se non fossero veramente lontani, si erano salutati. Stefano scriveva lettere ogni giorno senza ricevere mai risposta, convinto però che avrebbe trovato Alice ad aspettarlo una volta tornato. Ma così non fu, Alice era sparita nel nulla.

Sono passati 14 anni dal loro primo incontro e tutto ciò che a Stefano rimane di Alice sono i loro ricordi insieme ed un piccolo dischetto di cartone, alle cui estremità si trovano due fori dai quali passano due fili di spago. Su un lato del pezzo di cartone c’è un pettirosso, sull’altro una gabbia, dando a tratti l’illusione che, facendo girare il dischetto, il pettirosso si trovi in gabbia. La stessa gabbia dalla quale Alice voleva evadere.

“Un giorno cancellerò la gabbia, e a qualunque velocità ruoterà il dischetto, il pettirosso sarà sempre libero”

Lo Stefano bambino non ha mai smesso di chiedersi dove fosse finita, ma lo Stefano ventiduenne decide di fare qualcosa di più: cerca di collegare i pezzi e ritrovare Alice, per scusarsi e per provare ancora una volta a sentirsi bambino.

“Tempi duri per i romantici” è un romanzo terribilmente umano, che racconta dell’impegno di chi crede in qualcosa e non ci sta a sentirsi dire che non dovrebbe. Trasforma in sentimenti dei valori che al giorno d’oggi sono perduti, in maniera elegante e semplice al tempo stesso. Alice e Stefano sono due personaggi così reali che è facile perdersi ed immedesimarsi in loro, nella loro semplicità, nelle loro emozioni. È bello potersi calare nella loro storia in modo così diretto. Ciò che questo libro lascia dentro dopo averlo letto è un insieme di sensazioni diverse fra loro: la gioia ed il dolore provati dai protagonisti, l’ammirazione per chi ha scritto questa storia e la tristezza di averla terminata, che accompagna sempre ogni lettore dopo aver girato l’ultima pagina.

È da poco uscito “Ci vediamo tra poco”, il secondo romanzo di Tommaso, che racconta la storia dal punto di vista di Alice, rendendo ancora più completo un viaggio che già dall’inizio prometteva grandi cose.

Mavi Massarin

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