Pochi passi d’aria

Nessuno potrà mai anche solo immaginare cosa significhi vivere nascosti, nel quotidiano terrore di essere scoperti e portati via, prigionieri, a trovare morte pressoché certa in uno dei tanti campi di concentramento che hanno macchiato l’Europa e il mondo, per la sola colpa di essere nati “uguali in un mondo di diversi”. Quello che cercano di esprimere questi versi non vuole essere, e spero non sia, solo un presuntuoso tentativo di incarnarsi nelle vesti di un perseguitato di qualsiasi tempo, ma lo sforzo per esprimere l’imperdonabile ingiustizia del dolore che troppo spesso l’uomo ha dato e continua a dare al proprio simile.

Pochi passi d’aria

Pochi passi d’aria
mangiamo in tanti, in troppi
la stessa luce.
Non pensare
non camminare
muto.

C’è un baratro
sotto le nostre sopravvivenze.
Ogni rumore di troppo
ogni passo di troppo
ogni sogno di troppo
ingrossa il fiume
di questo terrore umido.

Sguardi severi
di occhi imploranti
voltano pagine e pagine
davanti alla Storia.

Contiamo le lune
tra i sussulti, le sirene
e il loro fiato di morte.
Murati in un inferno
d’intonaco bianco
come gl’incubi di Dio.

Lascio il mio nome al vento,
di me non ci sarà che una cifra indelebile
cicatrice del mio nascere uguale
in un mondo di diversi.

Salgono gradini di speranza
Superano stanze d’apprensione
Ci vengono a prendere.

 

Alessandro Marrazzo

 

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