Peaky Blinders: il crimine in Gran Bretagna con grandi attori

Immaginate i sobborghi industriali di Birmingham, i fumi dell’aria infestata dalla cenere, una banda di ragazzi come tanti ma con tanta voglia di delinquere.

Aggiungete una lametta nascosta nel copricapo  di questi giovani, così caratteristico dell’Inghilterra, chiamato flat-cap, talmente importante ed istituzionale da essere attaccato alla testa dei britannici fin da XIV secolo.

In questo modo avrete un Peaky Blinder: criminale della banda più famosa e potente di Birmingham dal 1890 fino al 1910, anno in cui il territorio cadrà sotto il controllo del gangster Billy Kimber.

Su questi re della città Steven Knight, sceneggiatore de La promessa dell’assassino di Cronenberg, crea nel 2013 una serie apposita cambiando le sorti della banda facendola uscire vittoriosa dallo scontro con Kimber ed intrecciandone i successi con quelli della famiglia Shelby, per metà gitana.

Un cast d’eccezione guida la serie trasmessa in Italia da Netflix: Cillian Murphy, irlandese e favorito di Nolan; Paul Anderson noto per i suoi ruoli in Robin Hood, The Revenant ed il secondo Sherlock Holmes di Guy Ritchie; il giovane Joe Cole attore di A Prayer Before Dawn di Jean-Stéphane Sauvaire.

Si aggiunga agli attori dei fratelli Shelby quell’eccezionale e bravissima interprete di grande esperienza teatrale che è Helen McCrory, nel ruolo della violenta, saggia e pratica zia Polly, già nota al pubblico per aver interpretato Narcissa Malfoy in Harry Potter e Evelyne Poole di Penny Dreadful, altra serie consigliata.

A far da contraltare a questi protagonisti, l’ispettore Campbell, nordirlandese machiavellico nell’approccio e col volto di Sam Neill, neozelandese la cui partecipazione ai film La mia brillante carriera di Gillian Anderson e Lezioni di piano (1994) di Jane Campion è stata felicissima, una sorta di biglietto da visita al pubblico internazionale.

Arrivata alla quarta stagione, la serie è andata migliorando a partire dalla seconda, consolidando i caratteri e l’atmosfera generale con sempre maggiore eleganza e forza narrativa.

Si è fatta le ossa basandosi sui corpi di grandi attori ed una grande ricostruzione d’ambiente. Geniale la partecipazione e la performance di Tom Hardy in puro stile cockney nella seconda stagione. Se vi piacciono i grandi interpreti, questa serie è giusta per i vostri gusti. E non dimenticate di cercare la sigla della serie: Red Right Hand di Nick Cave and the Bad Seeds.

Antonio Canzoniere

 

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