Ricordo di un orrore

25 Agosto 2017, da questo fatidico giorno le forze militari birmane hanno messo in atto una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei Rohingya. In 600.000 sono stati costretti a scappare dalla propria casa, lo stato del Rakhine, nella parte ovest della Birmania, per rifugiarsi nel paese vicino, il Bangladesh. I villaggi sono stati bruciati, gli abitanti umiliati, maltrattati, malmenati. Sono stati commessi crimini contro l’umanità sotto il controllo di leggi internazionali, tutto mentre il governo birmano tace, come se in realtà non stesse succedendo nulla. Le organizzazioni internazionali e i giornalisti non possono entrare nella zona interessata per documentare o accertare la gravità della situazione. Come testimonianza non rimangono che le persone rifugiate nei campi d’accoglienza in Bangladesh e grandi fumi che si alzano in lontananza, fumi neri di villaggi bruciati e resi inferno per qualche ora.

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Stupri di donne e ragazze, anche di età inferiore ai 18 anni, vengono commessi con una frequenza scioccante. Ormai sono anch’essi parte della campagna di pulizia etnica dei Rohingya. Coloro che perpetrano questi stupri, spesso di gruppo, indossano una tuta militare, il loro sguardo è caratterizzato da una ferocia animale così come le loro azioni, ma il loro cuore è umano. Gli stupri sono accompagni da atti di violenza, umiliazioni e brutalità. Le forze di sicurezza birmane colpiscono le donne con le pistole, le riempiono di schiaffi, vengono prese a calci con stivali di ferro. Una donna ricorda il sorriso di un uomo, mentre veniva abusata da un gruppo di soldati.

Mio marito è morto, i miei figli sono morti, io voglio morire. Non ho idea del mio futuro. Perché mi chiedete del mio futuro ?

  • Hadija Jamal, 25, sopravvissuta al massacro di Chut Pyin, Bangladesh, Ottobre 2017

Le forze militari birmane hanno attaccato il mio villaggio, sentivo le urla di disperazione e le case bruciare. Entrarono in casa, presero mio marito e successivamente mi stuprarono. Indossavano tutti quanti quell’uniforme, non riuscirò mai a dimenticarla. Mi colpirono più volte, quando mia figlia iniziò a piangere colpirono anche lei. Piangendo li implorai di smettere di colpirla, non potevo resistere a tutto questo. Loro non si interessarono alle mie suppliche, continuarono a colpirla ancora, ancora e ancora.

Al sorgere di un nuovo giorno, all’imbrunire di un nuovo attacco al mio villaggio, 12 uomini, militari, entrarono nella mia casa. Da ciò che la mia memoria ricorda 5 di questi mi hanno stuprata, poi senza un briciolo di forza ho perso conoscenza. Ricordo, inoltre, che stavo piangendo, le mie lacrime appannavano la mia vista e scendevano lungo le mie guance senza interruzione. Mi strapparono i vestiti di dosso. Mi stuprarono e nel mentre mi accorsi che stavano maltrattando i miei bambini. Non resistetti a tutto quel dolore, mi abbandonai al buio. Appena mi svegliai, udii le urla dei miei figli. Loro credevano fossi morta. Il mio corpo giaceva in una pozza di sangue. Ero incinta del quarto mese, avevo perso molto sangue. Ebbi la paura di aver perso il mio bambino.

 

La verità è che sono tutti traumatizzati, il trauma procurato a queste persone innocenti è un fardello troppo pesante. Non si tratta solo di un dolore psicologico: molte donne hanno dovuto affrontare lunghe camminate mentre la loro vagina sanguinava e il dolore lacerava loro le membra. Il loro futuro è molto incerto, ma devono sapere che possono rimanere qui in Bangladesh se ne hanno bisogno, questa è la cosa più importante.

Molte donne non riescono nemmeno a parlare, confidarsi con loro è davvero difficile. L’umiliazione, l’imbarazzo, la paura.
Grazie, ancora una volta, agli operatori di Human Rights Watch, riusciti nell’impresa di raccogliere informazioni e testimonianze sempre nel rispetto dei diritti delle persone intervistate. Impossibile in qualunque caso tirare le somme, molte delle donne che hanno subito abusi sessuali poi sono anche state uccise. Molte altre hanno paura di raccontare ciò che hanno vissuto, preferiscono nasconderlo dentro di sé. Cercare di dimenticare.

Persone accatastate senza vita una sopra l’altra. Donne che riconoscono i visi dei propri cari tra questi. Bambini lanciati tra le fiamme, come peccatori del peggiore girone dell’inferno. Dolore, orrore. Citando le parole del sergente Kurtz in “Apocalypse Now”: “Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’ORRORE, l’orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore e il terrore morale ci sono amici, in caso contrario diventano nemici da temere. Sono i veri nemici… L’orrore… l’orrore.”

Oscar Raimondi

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