Buoni propositi

La domenica dopo la befana non si scrive mai, questa è ovviamente una regola inventata per giustificare la molteplice assenza.

Un’assenza che però ha meditato e formulato delle parole giuste per dirvi qualcosa di estremamente banale.

Oggi, infatti, vorrei parlarvi di qualcosa di estremamente banale ma allo stesso tempo utile.

Oggi, quindi, vorrei parlarvi di quanto dovremmo gioire della possibilità di un altro meraviglioso anno davanti.


Ebbene sì: buoni propositi.

Potremmo elencare una serie di grandi azioni che sarebbero da compiere, come: cercare di evitare di non procrastinare gli esami, combattere la fame nel mondo e ricordarsi di chiamare la propria madre qualche volta in più.

Imparare a mangiare più verdure, mettere meno olio, controllare che la provenienza del cibo sia sempre sotto lo stemma UE, oppure cercare di evitare di parcheggiare in posti scomodissimi da rendere un inferno le manovre mattutine di chi abbiamo incastrato come una scatoletta di tonno.

Una lista di cose bellissime e utilissime: concordo.

Quello che vorrei auguravi quest’anno in realtà non è qualcosa che qualcuno possa desiderare per gli altri in maniera direttamente utilitarista, non è un qualcosa che possa procurare più o meno gioia, più o meno felicità.

Quello che però vorrei augurare a ogni italiano, amico, collega, fratello è di iniziare a prendere un po’ di coscienza civica.

Non vi è nulla di più noioso, può essere, (so che al mondo esistono ancora i nerd come me) ma allo stesso tempo nulla di più utile in questo momento storico.

Saremo chiamati alle urne molto a breve e posso assicurare a chiunque che questa decisione potrebbe cambiare la nostra sorte.

Le catastrofi naturali possono diventare nulla in confronto.

Ogni volta che provo ad accennare “chi avrebbe senso o meno votare” ricevo sempre una doppia reazione negativa: o colleghi/persone che sono del mestiere che entrano in una depressione cronica o mi si dice la solita frase “ma io di politica non me intendo”.

IO DI POLITICA NON ME NE INTENDO?

Cosa vuol dire, per diamine, amici miei?

Solo perché non guardo Masterchef e non sono diplomata in alberghiero non so farmi un piatto di pasta?

La politica è pasta.

È una cosa che non si deve capire, si deve assaggiare, sperimentare e poi magari studiare.

Non si parla di diventare uno scienziato politico soltanto perché si medita per le elezioni politiche.

Abbiamo lottato così tanto per diventare una repubblica, dare diritto di parola a tutti e ora dimentichiamo e rinneghiamo ciò che dovrebbero essere un nostro automatico dovere: andare a votare con coscienza.

Cari amici, non vi scrivo come diceva Dalla, ma vi invito a mettere come primo proposito del vostro 2018 l’idea che quello che vi succede intorno fa anche parte della vostra scelta.

I personaggi politici non sono solo meme di Facebook o commenti random sui social, ma qualcuno che esercita un potere legislativo e ancor di più esecutivo.

Vi invito a farlo con amore e pazienza, sono consapevole anche io di uno scenario decisamente triste, ma di certo non sarebbe da considerarsi una croce da portare.

Vi invito ad appassionarvi, a rendervi portatori di un valore e di conseguenza di una futura decisione.

Vi invito a partecipare, a farlo sempre, a rendervi attivisti con una voce.

La vostra, di voce, vale come la mia, come quella del presidente della Repubblica, come quella di Malgioglio… è questo il fascino segreto della democrazia.

Non scordatelo mai.

Giulia Olivieri 

 

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