Benedetta follia, ovvero l’aggiornamento come regola

La scrittura è cambiata, il ritmo è agile e veloce nel seguire la grande simpatia delle battute di Nicola Guaglianone e Menotti.

Verdone ha avuto ottimo supporto dalla sceneggiatura nell’aggiornarsi e continuare i suoi discorsi con brio, forse con un montaggio frettoloso ma capace di mantenere la tensione comica delle battute, la loro coesione in cui i più attenti sentiranno l’influsso molto forte dei manuali di sceneggiatura già citati da Guaglianone come base ed ispirazione per la struttura dei suoi testi.

Momenti turistici ed inquadrature soprattutto nella parte di Palazzo Altemps fanno incursione nella trama del film che s’incentra su Guglielmo, proprietario di un negozio di arte religiosa ereditato dal padre e per il quale ha rinunciato a tutti i propri sogni.

Sposato da 25 anni con Lidia (Lucrezia Lante della Rovere), si ritrova solo, nostalgico del tempo perduto e con una nuova commessa, autentico tornado che lo apre ai social e ad un nuovo capitolo: Luna.

Quest’ultima è interpretata da Ilenia Pastorelli, già eroina di Jeeg Robot, fresca, energica, scattante. Lei è proprio il meglio del film.

La scelta degli attori (o meglio delle attrici, visto che si stratta di un cast soprattutto al femminile) non fa falle, l’ambientazione acquista di nuovo brio e verità.

Non ci si aspettava Verdone in discoteca sotto effetto di ecstasy, protagonista di un balletto che strizza l’occhio ad Il Grande Lebowsky dei Coen ed una scena con un improbabile vibratore che non può non richiamare Harry ti presento Sally, ma il film regala queste sorprese e situazioni fertili per le risate.

La squadra Menotti-Guaglianone-Verdone ha fatto successo: si spera che continuino in futuro migliorando il loro approccio e magari una migliore cura della forma con cui esprimere la trama.

Verdone ha a volte voglia di dire troppo, c’è il pericolo costante di una dispersione che agisce come un lieve solletico ma non diventa mai per fortuna un urto vero e proprio.

Si segnalano come comprimarie Maria Pia Calzone, la Lante della Rovere e Paola Minaccioni, con cui Verdone ha occasione di sfoderare una delle carte salienti del suo repertorio e che aveva grande efficacia pure in L’amore è eterno finché dura, con Stefania Rocca e Laura Morante: le malattie e i loro rimedi.

Bravo a Verdone che ha saputo aggiornarsi con la linfa dei suoi sceneggiatori.

Antonio Canzoniere

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