Dunkirk

Dunkirk

Cosa accadde a Dunkerque (Dunkirk in inglese) tra il 27 maggio e il 4 giugno del 1940? In quei nove giorni vennero evacuati dalle spiagge francesi verso l’Inghilterra circa 338 mila soldati. Semplificando si può dire che grazie a questa ritirata gli Alleati vinsero la guerra. L’operazione Dynamo rappresenta perciò uno degli episodi più significativi e drammatici della Seconda guerra mondiale, tanto da essere ancora molto vivido nella memoria collettiva inglese. Nolan, londinese, ha creato uno dei film più interessanti degli ultimi anni partendo proprio da questo episodio.

Il molo, il mare, il cielo

La vicenda si sviluppa su tre piani spaziali e temporali apparentemente differenti. Le linee narrative principali corrono parallele, procedendo verso un punto finale di incontro al termine di tre archi temporali, una settimana, un giorno, un’ora. Quello che potrebbe sembrare un artificio potenzialmente destabilizzante per la narrazione, in realtà si rivela un punto di forza imprescindibile per l’impatto emotivo del film.

Dunkirk

Questo è probabilmente l’aspetto più importante, l’impatto emotivo. Pochi film riescono a far entrare lo spettatore quasi fisicamente dentro le immagini facendogli provare le sensazioni e le emozioni dei personaggi. In “Dunkirk” siamo sulla spiaggia, sulle navi, sugli aerei, in mezzo al mare, abbiamo paura come i soldati.

“Volevo raccontare qualcosa di più importante, non solo una storia di guerra, ma quella di persone normali che hanno vissuto un’esperienza straordinaria. Centinaia di migliaia di ragazzi intrappolati in balia del nemico, che avevano solo due scelte disperate: arrendersi o essere sterminati.”

La musica

“Dunkirk” è soprattutto un racconto sonoro. È visivamente ineccepibile, ma a renderlo unico è l’immenso lavoro svolto a livello di colonna sonora. Anche qui, come per “The Prestige” – uno dei migliori film di Nolan – è stato usato il principio dell’illusione uditiva dato dalla scala Shepard. Ovvero un tipo di “illusione sonora” che fa credere all’orecchio di sentire un suono discendente all’infinito, questo perché una stessa scala viene suonata su ottave differenti e varia anche la loro intensità. Sembra quindi di ascoltare un crescendo infinito, nonostante si stia ascoltando la stessa tonalità di partenza.
In questo modo per tutta la durata del film siamo sempre su un livello di tensione massimo, a un passo dall’esplosione.

Dunkirk 2

La guerra

La guerra è, di sua natura, fratricida. In guerra non ha importanza la nazionalità, il colore della pelle, il credo religioso, l’opinione politica. È una lotta suicida, in cui esemplari della stessa specie si annientano brutalmente. Una guerra è persa in partenza, va contro l’istinto di autoconservazione dell’essere umano, è quanto di più innaturale possa esistere e, allo stesso tempo, la più naturale pratica degli uomini da quando hanno iniziato ad aggregarsi in comunità.

“Dunkirk” esprime abilmente questi concetti a un livello ancora più profondo e disturbante. Non ci sono personaggi che spiegano l’orrore della guerra, perché lo percepiamo come reale, tanto da esserne sommersi durante le due ore di proiezione e, possibilmente, anche dopo. Interessante perciò la scelta di non mostrare mai nemmeno un singolo nazista. In questo modo il pericolo diventa viscerale e irrazionale, paralizzandoci.

“Dunkirk” è quindi un film monumentale, realizzato in maniera impeccabile. È cinema allo stato puro, capace di reinventare e reinterpretare il linguaggio al servizio di una storia. Questi sono i film di cui il cinema ha bisogno per sopravvivere. Il tempo poi ci dirà se siamo di fronte a un capolavoro o meno, per adesso l’invito è quello di guardarlo e, magari, apprezzare di più la vita.

Claudio Antonio De Angelis

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