Un’educazione visuale

Il terzo millennio è un’età di transizione che può sembrare un misto tra ellenismo, preistoria e fantascienza estremamente promiscuo.

Dietro di noi stanno i classici e gli artisti della parola, del pennello, dello scalpello e intanto stanno continuando a nascere quelli della cinepresa. La nostra epoca non chiede più solo la cura della parola, che si sta sgretolando verso un uso schematico, iniettato di propaganda, privo di sfumature, ma soprattutto quella delle immagini.

Se Wittgenstein già affermava che le incomprensioni risiedevano nell’evocazione e nello scambio errato di immagini attraverso il linguaggio, i nostri nipoti gli daranno ragione. Il linguaggio deve cambiare e trasmettere significati attraverso la sincronia dell’immagine pittorica, fotografica o la dilatazione di quella cinematografica.

Proprio adesso l’apertura attraverso gli schermi operata dal nostro mondo richiede una cura della composizione che si è persa in virtù di un distacco di questi tre concetti vitruviani: utilefortebello.


L’utile è stato elevato al livello massimo di importanza dall’Occidente che ha dimenticato il modo di vivere mediterraneo per affidarsi all’utilitarismo protestante ed anglosassone. Il capitalismo e la borghesia vera e propria sono in fondo una creazione da attribuire ai popoli anglofoni o del Nord Europa, per cui il lavoro è la missione da intraprendere per la salvezza.

Ma se si toglie il crocifisso come scusante, si vedrà che l’istinto di questi popoli rimane intatto, a scapito della sottigliezza e della meraviglia che i loro stessi poeti ed artisti, assieme a quelli del resto d’Europa, hanno iniettato nella cultura del Continente ed ora del mondo.

Bisogna riscrivere le regole del gioco: la grammatica delle immagini in movimento si è scoperta più potente della parola traviata dalla troppa informazione, dai messaggi, dalle propagande.

Bisogna insegnare alla gente come la composizione fotografica e cinematografica possa convogliare il pensiero, la critica, la forza, il corpo senza scopi altri, che siano il commercio, la politica o il sociale.

In principio era il Verbo ma le grandi verità dei nostri antenati sono morte. Ora noi dobbiamo poter dire: In principio era l’Immagine.

Questa è una frase che cambia totalmente la prospettiva, grazie al digitale e alle nuove arti visuali.

Le nuove piattaforme sono nostre amiche in questa lotta contro il vecchio per far prendere aria alle figure, alla realtà senza il testo, uno scopo altro.

Riportare l’immaginazione all’attimo, alla Terra, a ciò che lo sguardo può cogliere nonostante le Chimere e i dragoni delle parole ci cambierà dalla testa ai piedi.

Antonio Canzoniere

 

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