Tarkovskij ed il tempo: il cinema come scultura di attimi

Nessuno può dirsi cinefilo se non conosce tre registi: Leone, Welles e Tarkovskij. Così come gli amanti della pittura non possono non conoscere Leonardo, Rubens e l’arte bizantina.

Detto questo, noi ci soffermeremo sul terzo nome del primo terzetto. Andrej Tarkovskij (1932-1986) è innanzitutto un artista figlio di poeta, conscio del potere del cinema, della natura mutevole, cangiante di questo mezzo che lui usava per creare arte cosciente di sé stessa.

Il padre Arsenij, poeta di profonda spiritualità, agì sulla sua professione come un desiderato ispiratore esattamente quanto l’amore per la madre religiosissima fu uno dei grandi motori della sua vita.

Lo stile di Tarkovskij è una lunga ascesi dell’immagine che non disdegna l’emozione come quello di Robert Bresson, ma l’accentua con una profonda vibrazione delle vicende che sono segnate dal Tempo inteso come Kronos, che tutto leviga, inghiotte, trasforma.

Il regista prediligeva non per niente i movimenti di macchina in cui pensieri e figure vengono inghiottiti dallo scorrere del mezzo. Nel regista russo vi è una grande comprensione della realtà di tutti i giorni come distacco effettivo tra parola e azione, sia in senso attivo, positivo, che in senso negativo, disarmonioso, privo di tenacia nell’aspirare all’Assoluto.

L’estetica di Tarkovskij deriva dalla profonda sintesi che la poesia gli aveva insegnato: i suoi film, che non illustrano mai un testo con il tono pedissequo del teatro filmato tipico di certi suoi colleghi soprattutto all’infuori della Madre Russia, esprimono sempre cose distanti dalle parole pronunciate dai protagonisti, con immagini profondamente ispirate, essenziali, rese vaste dai movimenti di macchina e dalla sapienza nella direzione degli attori.

I corpi sono un altro punto forte dell’auteur russo: raramente lui raccontava all’attore il personaggio o il punto in cui la sua scena comparirà nel film. Tutta la recitazione è un fatto di immediatezza, di attimi. Il montaggio altro non è che pura giunzione di azioni lineari secondo la visione aristotelica espressa nella Poetica del filosofo greco.

Questa fluidità permette a Tarkovskij di creare esperienze di cinema con una dilatazione dello Spazio-Tempo impensabile per molti artisti del cinema: nei film di Tarkovskij ci si immerge come in un fiume o non ci si deve entrare proprio.

Chi lo ama si ritrova davanti uno scorrere di sensazioni dove un’altra realtà si svela, si fa magica e vibrante con l’uso essenziale di elementi poverissimi.

Il grande regista russo ci mostra come dalla semplicità si possa arrivare ad una ricchezza sbalorditiva. Ma come è difficile essere semplici!

Antonio Canzoniere

 

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