L’adorazione notturna del Correggio

Ormai è Natale. Che siate credenti o meno, non potrete non riconoscere ed ammirare la grande arte attorno ad uno degli avvenimenti più importanti della cultura occidentale con tutto ciò che ha comportato.

Dal Cristianesimo ci deriva l’attenzione così forte per la maternità che tuttora segna le nostre vite ed i dibattiti sulla famiglia, la procreazione, l’esplorazione del rapporto tra sessualità e morale.

Il rapporto madre-figlio è centrale nella vita come nell’arte e gli artisti hanno saputo coglierne il lato più intenso, profondo, dolce.

Antonio Allegri, detto il Correggio (1489-1534), è l’esempio che oggi portiamo per esplorare questo rapporto ed il momento della nascita del Cristo.


La foto di questo articolo non porta che una parte pur significativa di una delle tele più belle del grande pittore emiliano, precursore del barocco, della grazia neoclassica ed imprescindibile per capire il manierismo italiano.

Tela di commissione per la cappella di famiglia di Alberto Pratonieri nella chiesa di S. Prospero di Reggio Emilia, si trova tuttora a Dresda a causa di Francesco III d’Este signore di Ferrara che la vendette all’elettore sassone Federico Augusto II.

Di 256 e mezzo e 188 cm, la tela ci dà una fortissima coscienza dello stile del pittore: il suo amore per lo sfumato che deriva dalla lezione di Leonardo è molto più dolce e sensuale del pittore toscano, come ingentilito da un candore nuovo. Si noti inoltre la componente floreale molto dettagliata sulla destra in fondo.

La luce non è compatta e forte come per un Raffaello o Botticelli né i corpi altrettanto sodi o composti secondo un classicismo più turgido: sono disposti secondo un vortice che s’esprime con un continuum sinuoso delle forme. Leonardo torna soprattutto per la vicinanza estrema delle figure sulla sinistra le quali sono però sempre in movimento, sempre instabili ma senza violenza né spigolosità.

Il cromatismo è al contempo acceso e soffuso, sprigionato dalla Culla del Bambino come accadeva già da tempo nella pittura non solo italiana. Si porti come esempio la Natività (1480-85) di Geertgen tot Sint Jans.

Ma a differenza di quest’opera del Nord-Europa, medievale nell’impianto, il Correggio fa suo un amore per la scenografia, presa dall’esempio delle grandi opere mantovane, raffaellesche, umbre e che sarà d’aiuto all’esoterico Parmigianino, il più grande dei Manieristi, dalla sapienza compositiva portata all’estreme conseguenze.

Giuseppe sta sul retro, con l’asino più visibile del bue che sporge la testa illuminata dalla luce dorata che viene dal piccolo Gesù, in una posa curiosa e assai simpatica.

La stessa fonte di luce si spande sugli angeli in alto a sinistra che sembrano fratelli minori dei giganti di Giulio Romano per il modo in cui si dispongono lungo il loro risaputo mezzo di trasporto: le nuvole, delicate come nebbia densa ma non opprimente sulla scena che possiamo ritrovare in un suo bellissimo dipinto pagano che sta ora a Vienna: Io e Zeus (1536).

Ma non sono né i pastori meravigliati e compiaciuti del fatto né la popolana che fa un gesto repentino per coprirsi gli occhi dalla troppa luce a colpirci al cuore: semmai è la giovane, delicata Maria che si gode il figlio accarezzandolo e stringendolo con gli occhi molto di più che con le braccia.

Questo legame è anche di più segnato dalla colonna in rovina del dipinto che in pratica divide in due la composizione: da un lato i soggetti con cui provare empatia (destra) e dall’altro gli estranei, coloro che arrivano dall’esterno per gustare il momento (sinistra).

Opera meravigliosa quanto tenera, è un’immagine che parla a credenti e a non credenti. Cacciate quindi i Crocifissi, le litanie tristissime delle messe d’oggi o la vostra attitudine da mangiapreti. Di fronte all’arte e ai sentimenti noi siamo come di fronte alla Morte: tutti d’una maniera.

Antonio Canzoniere

 

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