Al confine – il ruolo e il concetto di confine nella nostra epoca

Al giorno d’oggi si può affermare che l’idea di un mondo geopoliticamente fluido e attraversabile sia l’ultima utopia del ventesimo secolo.
Il tempo della globalizzazione ha paradossalmente dato vita a un nuovo moltiplicarsi di confini, siano essi fisici o virtuali, geografici, politici o sociali. Confini posti nel tentativo di arginare un fenomeno unificante che mai prima d’ora aveva così fortemente influenzato la vita delle persone e trasformato gli equilibri sociali.

Nessuno di noi, in fondo, è in grado di immaginare un mondo privo di frontiere, di delimitazioni. Siamo abituati in questo senso sin dai primi giorni di vita.
Eppure non è stato sempre così. I confini, in particolare quelli nazionali, sono una proiezione delle necessità ideologiche e politiche proprie dell’Europa post-medievale, attraversata da un periodo di profonde divisioni. Da allora la naturalizzazione dei confini, e del relativo concetto, nella mentalità sociale è passata attraverso la convinzione della necessità irrinunciabile dei confini così intesi, che portano ad organizzare gli equilibri collettivi e individuali mediante la contrapposizione tra interno ed esterno, tra ciò che ci appartiene e ciò che non ci appartiene.

La Storia ha fatto sì che gli Stati europei (fondati appunto sulla correlazione tra sovranità e territorio) abbiano colonizzato non solo i popoli “stranieri”, quelli cioè aldilà dei loro confini, ma abbiano anche ingerito sulla loro stessa possibilità di autodeterminarsi, imponendo, come è facilmente riscontrabile ad esempio nella geopolitica del continente africano (i cui confini statali sono il più delle volte tracciati con criteri più geometrici che politico-geografici), l’organizzazione statuale per confini.

Tutto questo perché, come affermato da Lord Curzon, uno dei massimi esponenti politici dell’Inghilterra coloniale, l’integrità dei confini è “la condizione di esistenza dello Stato”. Insomma per riuscire ad autogestirci abbiamo bisogno di sapere con certezza  fin dove abbiamo l’onere e l’onore di dover garantire la sussistenza (o sarebbe più corretto dire la sopravvivenza?) del  nostro sistema sociale. Quello che c’è aldilà non ci riguarda.

Questa cultura dello spazio vitale è stata in grado di farci evolvere più o meno liberamente fino ai giorni nostri, tanto da dare adito a contrapposte filosofie di superamento dei confini, concretizzatesi poi nel Trattato di Shengen, uno degli esempi di più alto rango dell’idea di ridefinizione del ruolo dei confini territoriali. Fino ad oggi. Oggi questa visione del mondo si trova a dover affrontare le varie tematiche legate al fenomeno della globalizzazione quali la migrazione, la iperconnessione virtuale, la multiculturalità.

Di fronte a questo mondo che muta così velocemente la nostra società sembra non essere in grado, nella maggioranza delle occasioni, di evolversi parimenti; ed allora torna in auge il concetto di confine come divisione, come strumento protettivo e conservatore dell’ordine che si trova al suo  interno.

In questo contesto i confini, come anticipato all’inizio, si moltiplicano assumendo le forme più diverse ma mantenendo lo stesso ruolo, quello di arginare la mescolanza e l’unione.

In particolar modo nascono e si sviluppano importanti confini psicologici e culturali, che assumono il doppio ruolo di racchiudere (di de-finire) una certa cultura e di distinguerla dalle altre; Il concetto psicologico di confine culturale implica, oltretutto, un vincolo di fedeltà. Se un individuo è all’interno di un certo confine, non può non aderire alle credenze, ai valori e alla prassi della cultura praticata entro quei confini.
Su questa base il confine persiste anche se si entra nello spazio di un’altra cultura. Entrambi i vincoli di fedeltà, legati alle due diverse culture d’origine, sono poi la causa di una troppo spesso problematica incapacità di adattamento e di integrazione, che provoca sempre più marcate divisioni, ma all’interno dello stesso spazio vitale. Confini dentro confini.

Si demarcano sempre maggiori confini nell’accesso all’occupazione lavorativa, confini virtuali nell’accesso al sempre più imprescindibile universo digitale, confini nelle prospettive economiche e di vita che separano persone e popoli.

Eppure allo stesso tempo siamo testimoni di fenomeni che tali confini sembrano non percepirli in alcun modo, come accaduto per la crisi economica esplosa nel biennio 2008-2009, nata in seno all’economia statunitense ma in grado di destabilizzare e ripercuotersi sull’intero sistema economica mondiale.

In che modo dunque dobbiamo approcciarci al confine e al suo concetto se percepiamo la necessità, che il più delle volte appare impellente, di riscriverne il ruolo sul palcoscenico mondiale?
Sicuramente vanno evitate letture unicamente negative o positive del confine, tendenti a sottolineare soltanto il potere di impedire l’accesso, di escludere, di segregare e quello diametralmente contrapposto di accogliere, includere, comprendere.
L’obiettivo deve essere quello di raggiungere una rielaborazione, che deve partire innanzitutto dall’individuo nelle sue vesti di confinato e di confinante, e una conseguente concretizzazione del confine come elemento mobile, in grado di esplicare i suoi effetti ove necessario e contemporaneamente di neutralizzarli nel caso contrario.

Possiamo e dobbiamo renderci conto che le strutture, su cui si è evoluta la nostra società negli ultimi secoli, non sono più in grado di fornire le basi necessarie ad un ulteriore progresso della nostra condizione di specie sociale, e che spetta a noi trovarne delle nuove che siano in grado di farlo.

C’è una frase che, a mio modo di vedere, riassume nella maniera più diretta e contemporaneamente di più ampio respiro lo spirito che dovrebbe guidarci lungo questo percorso di evoluzione sociale: “Saremo tutti fratelli quando saremo tutti stranieri”.

 

Alessandro Marrazzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...