Le cosmitragiche

Erano mesi che la dottoressa Hope Enheimer aveva ultimato la stesura della sua teoria e, finalmente, aveva trovato il coraggio di affrontare la commissione scientifica.
Quella mattina il magnifico rettore della facoltà di fisica dell’università “Claudio Tolomeo”, Roberto Bellarmino, era pronto a incendiare gli animi della comunità scientifica con un appassionato discorso riguardante l’innegabile, assoluta e incontrovertibile centralità del loro pianeta, Ambra.
Dopo aver a lungo ribadito le teorie fino ad allora ritenute valide, si scagliò in un’infuocata invettiva contro i complottisti che tentavano di minare con le loro assurde accuse il solido apparato che da secoli sosteneva la ricerca e lo sviluppo economico e intellettuale, il potere legislativo e quello esecutivo e quello giudiziario, nonché il culto mistico della dea Ragione. Il tutto concentrato nelle insondabili mura dell’Università.
Avendo notato che l’attenzione dell’uditorio era ormai giunta allo zenit, decise che era arrivato il momento giusto per dare il colpo di grazia all’opinione pubblica che, nonostante fosse da decenni saldamente controllata dal Rettorato, iniziava a lasciarsi permeare dai venti rivoltosi, soffiati da coloro che sostenevano teorie scientifiche eretiche:

– Già 240 anni prima della fondazione della nostra Università, sfruttando l’ombra proiettata dai raggi del Sole fu possibile calcolare con una buona approssimazione il raggio di Ambra. Ora, sono lieto di annunciarvi che siamo andati ben oltre: attraverso le più avanzate tecnologie messe a disposizione da una commissione formata dai più esimi esponenti di tutti i dipartimenti scientifici dell’Università e da me stesso presieduta, siamo riusciti a raggiungere risultati stupefacenti. Non riesco a reprimere un moto di fierezza nel dirvi che abbiamo calcolato il raggio dell’intero Universo! E vi dirò di più! Partendo da questi dati, abbiamo accertato l’ubicazione del centro del Cosmo! Credo che nessuno si stupirà sentendomi ora confermare ciò che abbiamo sempre ragionevolmente sostenuto: il centro dell’Universo corrisponde esattamente al centro del nostro amato pianeta!

Il discorso del magnifico fu un assoluto successo, i bloc-notes si riempivano di appunti e i giornalisti già chiamavano le proprie redazioni per prenotare le pagine migliori, quando un’esile mano si levò dal fondo della sala.

– Con il dovuto rispetto, professore, mi permetto di dissentire.


– Come, scusi?

– Non sono d’accordo con ciò che ha detto fino a ora. Ho un’obiezione.

– Signorina, lo sa che le possibilità che la sua obiezione sia anche solo minimamente sensata hanno come risultato la radice quadra di -1?

Risate dal pubblico.

– Io sono convinta che il nostro mondo non sia al centro del tutto, anzi. Io credo che il nostro pianeta si muova in maniera rapidissima all’interno della sua orbita, o del suo “orbitale” – come osava chiamarlo il professor Laßwitz prima che lo condannaste -, esattamente come fanno tutti gli altri che vediamo in cielo!

– Ma certo, certo, tutto molto sensato! E perché no, vuole anche arrivare ad affermare che neanche il Sole ci giri attorno?!

– Esattamente. E non solo. Credo anche che la tesi sulla sua presunta unicità e perfetta sfericità sia poco più che chiacchiere da salotto, senza alcuna prova se non la frase “Lo vedo con i miei occhi!”. Se mi deste la possibilità di mostrarvi i miei appunti, potrei dimostrarvi con calcoli inconfutabili la veridicità delle mie parole!

– Signorina, fino a ora l’ho lasciata parlare, sperando che il buon nome della nostra università non venisse eccessivamente infangato dalle sue ciarle, ma adesso sta davvero esagerando.

– Quella che lei chiama “università” io la definirei più “uni-verità”. Io credo che la scienza non debba assumere caratteri dogmatici ed esoterici, bensì debba essere sempre aperta a nuove teorie che possano confutare le precedenti ed essere confutate dalle successive.

– Separa il mondo in cui vivi da quello che sogni, perché quando il reale incontra l’immaginario, il loro prodotto è sempre complesso.

– La mia è soltanto una teoria piena di difetti, piccola e insignificante, che sembra sparire nel mare di tutti le opinioni presenti. Eppure una cosa infinitesimamente piccola come un differenziale è indispensabile per calcolare anche l’integrale più grande ed imponente. A furia di pensarci sono arrivata al limite, ho avuto momenti di massimo e minimo. Sembrava che non ne potesse derivare nulla. Ma poi ho capito che non c’era alcun salto fra me e la sua elaborazione, ero solamente d’innanzi a un isolato momento di discontinuità. E l’ho eliminato.

– Non ci troviamo qui per discutere della storia della tua vita, ma della Storia della scienza, con la “s” maiuscola, che tu stai colpevolmente cercando di deviare. Prima di portarti davanti al tribunale, voglio darti comunque la possibilità di ritrattare, chiedendo umilmente perdono d’innanzi all’intera comunità scientifica per le tue infamanti accuse di arretratezza e reazionismo, dato che da anni, a onor del vero, la nostra comunità è sempre aperta a nuove idee: recente è la confutazione della secolare teoria di Hegel secondo la quale ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale.  Sebbene la seconda parte sia da ritenersi vera, in quanto Q appartiene a R, la prima è negata dall’esistenza di numeri irrazionali come il π ed e. Abbiamo dunque appurato come questa teoria sia basata su una premessa errata.

– Avete accettato questa confutazione soltanto perché è stato lei stesso a formularla, ipocrita! Mai e poi mai! Non accetterò mai l’abiura! Chissà quante generazioni dovranno trascorrere per produrre alcune persone che riescano a sentire dentro di sé ciò che ho fatto, ma questa è la grandezza: il bisbiglio di un saggio a se stesso, in pieno mercato. Sicuramente nessuno ora mi crederà, ma io so di avere ragione!

In quell’istante un accecante bagliore attraversò il cielo colpendo il sole con un rombo assordante, e, in un istante, il mondo fu spazzato via da una fragorosa esplosione.
Era il 6 agosto del 1945. All’interno dell’ordigno “Little Boy” un protone aveva appena colliso con il nucleo di un atomo di Uranio 235.
Quello fu anche l’ultimo giorno dell’elettrone denominato dai propri stessi abitanti “Ambra”.

Paolo Palladino

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