Facebook is the new “Stranger Things”?

Chamath Palihapitiya, proveniente dallo Sri Lanka ma con una vita vissuta in Canada, è lex presidente di Facebook e allinizio di Novembre ha deciso di fare un discorso decisamente chiaro nelluniversità di Stanford.


Quello che trapela dalle sue parole è qualcosa di estremamente inimmaginabile per chi ha aiutato, dalla sua fondazione, ad incrementare il bacino di utenti di facebook.

(https://www.youtube.com/watch?v=yIq1xRFTtK4)

Vi stanno riprogrammando è la frase shock, che esprime un misto di polemica e delusione nei confronti di se stesso ed effettua una grande invettiva nei confronti di questo mondo tecnologico.

Manca attualmente, secondo lui, un tessuto sociale stabile e tutto ciò che faceva parte di un mondo che prima possedeva una grande identità:nessuna coscienza civile, nessun senso di cooperazione, disinformazione, falsità….

Fake news e selfiesono lunica pillola che possiamo trovare gratis online ogni giorno, come se ci si dovesse nutrire di sorrisi smaglianti (molto spesso finti) e di notizie finte pronte a farci accapponare la pelle soltanto per il gusto di farlo. E tutto questo è condito con una grande dose di pubblicità guidata da logaritmi malefici che sanno esattamente come farti desiderare ciò di cui non hai bisogno.

Le sue parole sono durissime, come se vi fosse un mondo enorme dietro ciò che ognuno di noi finge di non vedere, e alla frase Se nutri la bestia, questa ti distruggerà” ho subito focalizzato il mostro dentro Will di Stranger Things.

Per quanto possa sembrare strano collegare due cose così lontane, Facebook – passo dopo passo – sta diventando il nostro sottosopra.
Tutto il male, che è quotidiano e nascosto, che vive sotto i nostri piedi senza rendercene conto.
Le conseguenze di aprire una porta verso il sottosoprale conosciamo tutti noi nerd amanti del genere, ma purtroppo non riusciamo ad immaginarle nel nostro mondo.

Come poter pensare che ogni singola informazione che doniamo con un click, anche solo per evitare di leggerci poemidi avvertenze, un giorno ci si rivolteranno contro?

La cosa ancora più comune a queste identità è il fatto che limplosione del mondo può essere così dannosa e reale che ci si ritroverebbe catapultati in una serie Netflixsenza nemmeno pensarci un attimo.

La polemica che il vicedirettore decide di darci è una grande riflessione per chi ha creato una macchina e non sa più come fermarla, forse come tutta lequipe di scienziati folli che ha deciso di aprire una porta troppo complessa da chiudere (anche perché sì, Eleven chiuderà pure il sottosopra, ma voi che ne sapete che succede nella terza stagione?)

Quello che però non mi torna chiaro in entrambi i casi è come non si può pensare alle conseguenze di un macchina così forte e prepotente?
Non vi è giustificazione, nel momento in cui si sta mettendo la vita di una bella fetta di popolazione (gli utenti Facebook sono circa 2 miliardi) in pericolo confondendo realmente la propria identità?

Ipocrita, forse, per il vicedirettore tirare fuori questa invettiva, che poteva proporre al proprio team un podi anni fa, quando tutto iniziava a diventare veloce e sempre più reale: trovo strano non aver realizzato in tempo che tutto il tessuto sociale sarebbe diventato diverso se gli fosse stato dato in mano qualcosa di semplice e immediato da usare, ma che lo avrebbe privato della propria capacità di intendere e volere.

Attualmente, secondo sempre la sua visione e forse quella di qualsiasi persona che realmente vede in questa società social un problema, lunica cosa che resta da fare è limitare il problema razionalizzandone lutilizzo, porre molta più attenzione nelle informazioni che vengono condivise e forse sperare in una dolce Elevenpronta a salvarci.

Giulia Olivieri

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