Non ti scorTrump mai di me

Come un vecchio o uno specchio di fronte a un altro specchio la Storia si ripete. Gli uomini sono vittime delle proprie stesse paranoie, e come vittime della Sindrome di Stoccolma continuano ad amarle e alimentarle: tutti coloro che dall’alba dei tempi hanno avuto una vita nella norma hanno il terrore di morire; tutti coloro che hanno fatto qualcosa di eccezionale – o credono di averlo fatto – hanno il terrore di essere dimenticati. Eppure per quanti uomini straordinari abbiano calpestato il suolo terrestre soltanto i nomi di pochissimi di loro sono rimasti stampati sul grande libro dell’umanità, perché citando un cinico cavallo antropomorfo con problemi di alcolismo: “La vita è questo: sei lì che fai le tue cose e la gente dimentica.”

Questo timore non può lasciar certamente dormire sonni sereni a Donald Trump, che dopo essersi attestato come uno degli uomini più ricchi del mondo e aver conquistato la Casa bianca, vorrà anche certamente ritagliarsi un posto nell’eternità. Il quarantacinquesimo presidente americano si è già guadagnato una nomination negli annali come quello con il peggior indice di gradimento a un anno dalla vittoria della storia americana, ma questo è un record da poco: oltre a essere di poco impatto nell’immaginario collettivo è pur sempre battibile, anche se per fare peggio di così sarebbe necessaria l’elezione di uno tra Montgomery Burns, Gargamella e un androide guidato dal cervello di Adolf Hitler.

Gli esempi Woodrow Wilson e i suoi quattrodici punti, Harry Truman e la bomba atomica, Richard Nixon e il Vietnam, Bush Senior & Bush Junior con la Guerra del Golfo e quella in Iraq – solo per citarne alcuni – parlano chiaro: per rimanere nel bene o nel male nella memoria degli Americani è necessario impegnarsi in politica estera. E questo Trump lo sa.

Tutte le fiches del magnate newyorkese sono state puntate sulla Corea del Nord, ma l’imperante italianizzazione della politica mondiale non fa sconti a nessuno e la situazione – seppur ancora tesissima –  sembra destinata a risolversi a tarallucci e vino.


L’enorme potenziale offensivo in mano a Kim Jong-un sembra essersi ridimensionato mese dopo mese, riducendosi a un’artiglieria che sì è in grado di radere al suolo Seul ma di certo non giustifica un attacco preventivo. La situazione è pressoché questa: o nessuno attacca nessuno, oppure la Corea del nord attacca i dirimpettai meridionali, scatenando le immediate reazioni di Stati Uniti (da sempre protettori di Seul), Cina e Giappone (che negli ultimi giorni hanno dato via a un’operazione trilaterale per quantificare l’arsenale missilistico nel Pacifico), eventualità che porterebbe Pyongyang a essere poco più di un mucchietto di polvere fumante e il regime dittatoriale nordcoreano a “Kim l’ha visto?”

Insomma, punto e a capo.

L’attenzione americana si è così focalizzata dall’estremo al medio oriente. La decisione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme va a scuotere equilibri precarissimi che soltanto negli ultimi anni si erano assestati in una sorta di Guerra fredda in salsa arabo-israeliana. Gli Stati uniti accelerano, l’Europa tentenna, Federica Mogherini e Benjamin Netanyahu litigano sul fatto che nessun Paese europeo sposterà le sedi diplomatiche a Gerusalemme, Putin nel dubbio va a trovare Assad ché una brisolata tra vecchi amici non fa mai male.

La situazione si fa tesa, il rumore metallico dei caricatori inseriti nei fucili risuona già cupo nell’aria.

Il mandato di Trump si appresta intanto a fare il giro di boa, e il tempo per trovare il suo psicopompo verso l’eterna memoria si fa sempre più scarso. Sperando nel frattempo che questo Caronte non conduca tutti noi dall’altro lato dei fiumi infernali.

Paolo Palladino

SITOGRAFIA:

https://www.youtube.com/watch?v=9FhbbzuOVyg

http://edition.cnn.com/2017/11/05/politics/wapo-abc-poll-nov-5/index.html

http://www.corriere.it/video-articoli/2017/05/29/nord-corea-maxi-esercitazione-dell-artiglieria-kim/7298eb82-4481-11e7-95ab-f09d324d6fee.shtml?refresh_ce-cp

http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/11/news/gerusalemme_capitale_in_campo_la_diplomazia_internazionale_netanyahu_a_bruxelles_dobbiamo_dare_una_chance_alla_pace_-183745173/

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