Il tracollo di un uomo e il tramonto di una generazione

Tenera è la notte è l’ultimo romanzo pubblicato in vita da Francis Scott Fitzgerald: comparso nel 1934, ebbe una fredda accoglienza da parte del pubblico e della critica, decretando il fallimento definitivo dello scrittore americano; con il tracollo finanziario del ’29 e l’aggravarsi della schizofrenia di sua moglie Zelda, Fitzgerald sembra demandare a questo romanzo il compito di testamento spirituale, intessuto com’è di riferimenti autobiografici: a partire dall’ambientazione europea, proseguendo per le bisbocce alcoliche – che avvicinano questo romanzo a Fiesta di Hemingway, che i coniugi Fitzgerald incontrarono a Parigi – fino alla vicenda osmotica e inversamente proporzionale dei coniugi di Dick.

Si scrive di cicatrici guarite, un parallelo comodo della patologia della pelle, ma non esiste una cosa simile nella vita di un individuo. Vi sono ferite aperte, a volte ridotte alle dimensioni di una punta di spillo, ma sempre ferite. I segni della sofferenza sono confrontabili piuttosto con la perdita di un dito o della vista di un occhio. Possiamo non perderli neanche per un minuto all’anno, ma se li perdessimo non ci sarebbe niente da fare.”

L’apertura del romanzo, ambientato nella seconda metà degli anni Venti, è sulla spiaggia dell’hotel Gausse, in Costa Azzurra, ed è affidata al punto di vista di Rosemary Hoyt, stella nascente di Hollywood: ella però rappresenta solo un passe-partout narrativo per introdurci al vero fulcro del romanzo, ovvero la vicenda di Dick Diver e Nicole Warren, che si snoda faticosamente, con frequenti sbalzi temporali, fino alle ultime pagine del libro.
Il giovane e promettente psichiatra americano Dick Diver accetta, in sostanza, di vendersi alla ricca famiglia americana Warren, sposando Nicole, così attraente quanto instabile, affetta da una schizofrenia che sembra irreparabile: così facendo egli può disporre dell’ingente patrimonio della famiglia Warren, abbandonando il suo lavoro di psichiatra nella clinica di Zurigo, dedicandosi a tempo pieno alla sua paziente più importante, sua moglie Nicole. Inizia così un lungo periodo di vacanza forzata per il dottor Diver che vede i coniugi stabilirsi in Francia, sulla Costa Azzurra, in compagnia di coloro che sembrano essere il perfetto ritratto della lost generation hemingwayana: giovani americani frivoli e arrivisti, il cui unico scopo è affermarsi nella società mondana.

– Pensa in questo momento quanto mi ami; – moromorò – Non ti chiedo di amarmi sempre così, ma ti chiedo di ricordare.”

Il romanzo, stilisticamente molto complesso – al quale Fitzgerald ha dedicato lunghissimi anni di labor limae – si presta a molteplici chiavi di lettura. Una delle più interessanti, a mio avviso, è quella dell’osmosi tra l’apatica malattia di Nicole e la sana intraprendenza di Dick: se, cronologicamente parlando – visto che fabula e intreccio, in questo romanzo, sono assolutamente discordanti – in una fase iniziale il personaggio di Dick ci appare assai dinamico, come un rampante psichiatra diviso tra il lavoro nella clinica e la scrittura dei suoi saggi di psicologia, con il passare del tempo – successivamente al matrimonio con Nicole – si assiste a una sua graduale e inarrestabile depravazione. Le tappe fondamentali di questa corruzione sembrano essere il cedere alle lusinghe della giovane ed avvenente Rosemary, l’abbandono della clinica di Zurigo e del suo lavoro e, infine, la caduta in un fosco alcolismo. La critica fondamentale che Fitzgerald sembra perpetrare attraverso il personaggio di Dick Diver è quella rivolta al carattere corruttore del denaro: soltanto attraverso il lavoro, sembra dirci lo scrittore, l’uomo può mantenersi attivo e integro; il denaro non guadagnato con un’attività, invece, non può che corrompere l’uomo e condurlo alla rovina morale e fisica.

A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere.”

Se la vicenda personale di Dick sembra essere discendente, è assolutamente inversa quella di sua moglie Nicole: col passare del tempo, la sua malattia mentale sembra stabilizzarsi, fino a giungere, nella fase finale del libro, a una convincente guarigione. Il fiore Nicole sembra davvero sbocciare, solo in apparenza in maniera paradossale, nel momento più difficile di Dick. La fioritura finale di Nicole, che si riappropria del proprio essere donna, indipendente dal marito e consapevole di sé, si realizza con la relazione con il vecchio amico di famiglia Tommy Barban, la quale sancisce la fine della vicenda dei coniugi Diver.
Le vicende intrecciate e contrapposte di Dick e Nicole sembrano rappresentare una vera e propria osmosi tra i due coniugi: l’intraprendenza e la vitalità del primo vengono assorbite dalla seconda, che cede a sua volta l’instabilità mentale e l’apatica rassegnazione per una vita immeritatamente agiata.

“Quando si è soli nel corpo e nello spirito si ha bisogno di solitudine, e la solitudine causa altra solitudine.”

Tenera è la notte sembra profilarsi allora, oltre che come un testamento spirituale dell’autore stesso, come un lascito di un’intera generazione. Le vicende di Dick e Nicole, oltre a mimare le difficoltà di Fitzgerald e di sua moglie Zelda, sembrano essere l’ultimo sussurro di quella generazione perduta che, con il suo eccesso di frivolezza e materialismo, troverà il suo tracollo economico e morale nella Grande depressione del ’29.

Danilo Iannelli

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