Un’America di immigrati

La dinamica bipartitica e l’alternanza al potere caratterizzano la politica americana: i due principali poteri che si sfidano per governare il paese sono il Partito Democratico e quello Repubblicano.


Le differenze tra i due elettorati, soprattutto tra le componenti più identificate, non sono così lievi come talvolta si ritiene in Europa. Su determinate
issue i due partiti hanno strategie completamente diverse, come per la politica riguardante l’immigrazione. Obama durante la sua amministrazione aveva garantito una protezione maggiore per tutti gli immigrati a rischio. Totalmente diversa, invece, è la politica adottata dall’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Quest’ultimo fin dalla campagna elettorale del 2015 attraverso la sua “persuasiva” retorica ha promesso un inasprimento delle leggi riguardanti le espulsioni.

Il sito del U.S Immigration and Costumers Enforcement annualmente pubblica una statistica locale del numero di immigrati arrestati o rimpatriati (dividendoli per criminali e non criminali) nel corso dell’anno fiscale americano. Ovviamente le zone che hanno i numeri più alti sono quelle del Sud degli Stati Uniti, le regioni come Texas, Arizona e anche California, le quali confinano direttamente con il Messico.

L’area con i numeri più alti è la giurisdizione di San Diego, Texas. Mensilmente, durante il periodo preso in considerazione, in questa zona vengono deportati 1809 immigrati cosiddetti criminali e 3219 non criminali. I numeri che vengono riportati nel primo periodo di amministrazione Trump non sono così diversi da quelli dell’amministrazione Obama. Quest’ultima ha rimpatriato all’incirca 3 milioni di immigrati, ma cercò in tutti i modi di far prendere alla politica sull’immigrazione una piega completamente diversa. Creò la Deferred Action of Child Arrivals (DACA), un’organizzazione che dava un’opportunità ai ragazzi arrivati prima dei 16 anni – i sognatori – una chance di studiare e rimanere nel Paese, a patto che portassero avanti gli studi ottenendo una certificazione. Gli immigrati sotto la protezione di questo ente sono più o meno 800.000, Trump appena salito al potere ha esplicitamente chiesto l’abrogazione del Daca o un suo ridimensionamento.
Obama inoltre stipulò delle linee guida per il rinforzo del confine e i fattori da calcolare prima di estradare un immigrato come: essere reo di un crimine oppure no, avere dei figli, un lavoro, o la durata del tempo trascorso negli Stati Uniti e quanto profonde sono le radici all’interno del Paese. Cercando di evitare situazioni che andrebbero contro i diritti umani, alla famiglia e ai minori, Trump, senza smentirsi, ha deciso di non seguire le linee guida del suo predecessore, stilando una lista delle categorie prioritarie (molto ambigue) di coloro che possono essere arrestati e/o deportati.

Ogni giorno genitori, persone che pagano le tasse, che hanno messo le loro radici in questa nuova terra che ormai chiamano casa, dove hanno gettato le basi per il loro futuro vengono arrestati, incarcerati, deportati, talvolta nelle carceri trattati così male da costringerli implicitamente a chiedere loro stessi di essere portati via. Grazie alle testimonianze all’interno del solito illuminante reportage di Human Rights Watch scopriamo quanto dolore e sofferenza si cela dietro una deportazione, l’incapacità di un padre o di una madre di dover andare in un posto che non gli appartiene più, lontani dalla propria famiglia, lontani dai figli che devono restare lì, in America, dove ci sono più opportunità, dove viene concessa l’illusione di sentirsi sognatori. Il 10 dicembre il Border Network for Human Rights ha organizzato un evento dove membri di famiglie separate si sono potuti incontrare di nuovo per pochi minuti al confine tra Messico e America. Le famiglie separate dai confini sono riuscite di nuovo a parlarsi e toccarsi sempre attraverso le fessure del muro che divide i due Stati.

america

L’America ha iniziato il suo cammino come una nazione di immigrati e continua tutt’ora ad esserlo. La varietà di tradizioni politiche territoriali e le diversità etnico-culturali trovano comunque un forte mastice in un complesso di valori condivisi, tra cui spiccano il culto della Costituzione, della libertà individuale, dell’uguaglianza politica e dell’uguaglianza delle opportunità. Quindi il governo americano, per salvaguardare la natura intrinseca dell’America stessa, dovrebbe adottare politiche e principi sul rimpatrio ben diversi. Il governo dovrebbe seguire criteri più specifici per deportare una persona senza cittadinanza, capire quali sono le sue origini, le sue radici nel paese e se merita davvero di essere estradato. Ognuno necessita di un processo individuale, secondo i diritti umani che possono essere ricollegati direttamente o indirettamente ai diritti della famiglia o anche a quelli dei bambini.

Oscar Raimondi

SITOGRAFIA

https://www.hrw.org/blog-feed/the-deported – HRW reportage

Sistemi politici comparati, Il Mulino, 2016, capitolo riguardante gli Stati Uniti d’America a cura di Claudio Lodici

https://www.ice.gov/removal-statistics/2017#wcm-survey-target-id – US Immigration and customers enforcement, local statistics

https://www.theprospectordaily.com/2017/12/10/keepourdreamalive/ – the prospector, keep our dream alive event

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