Vicino, non troppo

Si sedette per un attimo, soffermandosi sulle parole di quella canzone: sólo pretendo ser tu mejor verdad.

Allora il suo pensiero cominciò a vagare, nuova terra e nuovi orizzonti. Era forse la cosa più naturale innamorarsi, non solo dei luoghi, ma di qualcosa che non aveva mai sentito. Per la prima volta in vita sua si sentì capita senza doversi sforzare di esserlo, per la prima volta in vita sua si era sentita appartenere a qualcuno, non una di quelle appartenenze morbose che soffocano. Assolutamente no. Era qualcosa di diverso che permetteva di unire le anime e non sentirsi male, abbracciarsi e sentirsi al sicuro, guardarsi negli occhi e toccare l’essenza, esser legati senza catene.
Ricordava ancora la prima volta in cui lo vide, entrambi sapevano che stesse accadendo qualcosa, come se venissero brutalmente travolti in un’epoca in cui – in qualche modo – si erano già amati.

Lei che parlava d’amore.

Già non credeva alle sue orecchie, al suo cuore, al suo cervello.
Lei da sempre cinica non sapeva che il suo mondo stava sul punto di esser rivoluzionato.
Stare insieme e parlare per ore era la soluzione più semplice per isolarsi da un mondo che poteva star stretto e crearne uno su misura per due. Iniziò a capire che amare non significa annullarsi.
Più che capirlo lo iniziò a vivere sulla propria pelle, ne era sempre stata certa ma non ne aveva mai avuto prove tangibili. Fu per questa mancanza di prove che iniziò a costruire una maschera che la proteggesse.
Con lui questa maschera cadde in terra in una frazione di secondo. Non più spazio per dubbi, solamente per un domani. Era impossibile – tuttavia – pensare ad un futuro. Aveva appreso a godersi il presente perché del doman non v’è certezza come diceva qualcuno; consapevole di dover lasciare tutto ciò.
Non accettava questa cosa: vivere al mille una persona e poi doverla lasciare. A che scopo provare qualcosa che poi non poteva per forza di cose continuare?
Forse il nocciolo della questione era proprio lì: conoscere per migliorarsi, a vicenda, e continuare ognuno per la propria strada. Forti entrambi di ciò che si era vissuto e lasciarsi scivolare, considerandosi solamente un bel ricordo.
È il lasciarsi scivolare che non capiva. Come mi comporto? Cosa faccio? Sempre le mille domande con zero risposte. Era problematica da questo punto di vista; non era in grado di viversi e lasciarsi vivere senza fare domande.
Cosciente che nessuno le avrebbe dato la risposta continuava a cercarla.
La sua vita continuava nonostante ci fosse una parte di lei che l’avrebbe obbligata a tornare. Forse se non fosse stata così presa da un’altra realtà che stava vivendo lo avrebbe anche fatto. Voltare le spalle a tutto e tornare. Ignara di ciò che sarebbe stato, di ciò che avrebbe trovato.
Ma non ci avrebbe perso nulla. Ah, maledetti impegni.
Non era il tipo di persona che tornava indietro, su vecchi passi. Eppure sentiva, ne era certa che in questo caso si sarebbe trattato di andare a riprendersi qualcosa che le spettava, era suo di diritto.
Ma dove era scritto? E se fosse tornata indietro, sui propri passi, per incontrare solamente indifferenza e un muro.
Ancora che andava avanti con queste domande che suonavano come affermazioni.

Si ricordò di quante persone era riuscita a far scivolare e quante volte era riuscita a rendersi invisibile, scostante, odiosa quasi, pur di lasciarsi scivolare, di far alzare le mani in segno di sconfitta.
Per chiudere capitoli di cui non ne voleva sapere più.
Questa volta era diverso, questa volta si sentiva attaccata a qualcosa, ad alcuni sorrisi che – puntualmente – quando cercava di fare il passo decisivo la costringevano a fermarsi.
Ancora una volta.
Era scritto anche nella posa del suo caffè; la sua figura era scossa, leggermente instabile, con la testa tra le nuvole, con le nuvole, sulle nuvole. E poi le bastava poco per sentire lo stomaco in subbuglio.
Incredibile quanto fosse in grado di provare una sola persona, e quanto una sola persona fosse in grado di provocare. Non abituata a provare tutte queste sensazioni decise di alzare il volume, magari lui sarebbe stato in grado di mettere a tacere i suoi pensieri. Ma non servì.

No busques más salida a ricordarle che non avrebbe potuto dimenticare né cancellare ciò che avevano provato nemmeno se si fosse impegnata su questo fronte per tutta la vita. E d’altronde perché?
Forse avrebbe dovuto accettare la realtà dei fatti e andare avanti, voltare pagina per non rischiare di tornare indietro verso un qualcosa di ignoto, che sì le avrebbe dato tanto, ma quando?
Accettarsi come ricordo; entrambi.
Alzò lo sguardo e sorrise, amaramente. Qualcosa stava cambiando.

 

Martina Grujić B.

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