Quando la lentezza diventa Smart

Solitamente il termine lentezza è connesso ai concetti di arretratezza o di scarsa qualità: in una società come la nostra infatti, la velocità – esaltata pionieristicamente dai futuristi come virtù dell’uomo moderno – di pensiero e d’esecuzione è d’obbligo ed è spesso associata al concetto di efficienza.


Davvero però velocità è sinonimo di efficienza? Non accade spesso che, a causa di un’eccessiva corsa alla velocità, si finisca per compiere gesti di fondamentale importanza meccanicamente, né più né meno che come automi, trascurando appunto operazioni che di meccanico – volendo essere davvero efficienti – hanno di ben poco e che, anzi, abbisognano di una certa riflessività? Ben inteso, sto parlando di una velocità non nel senso fisico del termine, quanto piuttosto nel senso più comune e quotidiano: portare a termine quante più operazioni possiamo nel minor tempo possibile – rapidità, allora, se più vi piace.
C’è un aspetto della vita quotidiana nel quale la lentezza e la riflessione possono arrecarci non indifferenti vantaggi – a differenza di ciò che si possa credere; è un campo della nostra esistenza con il quale, chiunque sia automunito e viva in una grande città, convive ogni giorno: sto parlando del traffico, ovviamente.
Le nostre città, negli ultimi decenni, hanno visto un continuo incremento di traffico automobilistico e motociclistico, dovuto alla crescita demografica e all’inurbamento che in Italia sembra ancora non aver raggiunto il suo culmine. Più persone – e sembra un assioma – significano più macchine; più macchine – e questo in generale potrebbe esserlo – significano più traffico; più traffico significa tempi di percorrenza dilatati e automobilisti che pigiano sul pedale per arrivare prima, quindi più velocità; più velocità – e questo è un postulato incontrovertibile – significa meno sicurezza stradale e più inquinamento.
C’è una soluzione per sfuggire a questo circolo vizioso di sillogismi? In parte sì: si chiama lentezza – sia in termini fisici che in termini di pensiero, ovvero di maggiore riflessività e non di minor processo mentale.

traffico champs elysee[723]

Cosa significa, dunque, guidare con maggior lentezza? Innanzitutto, moderare la velocità – possibilmente restando entro i limiti imposti dal codice stradale – ma non solo; guidare con lentezza è un risultato che si ottiene attraverso una guida non distratta, accorta, “rilassata” – dal punto di vista dell’aggressività dal veicolo che ci precede, ma non sotto il punto di vista dell’attenzione – e fluida. I principali accorgimenti da seguire sono:

  • Evitare accelerazioni e frenate brusche: innanzitutto evitando di giocare all’Achille e la tartaruga con il veicolo che ci precede; inoltre prevedendo l’andamento del traffico e delle altre vetture e mantenendo la distanza di sicurezza.
  • Utilizzare sempre la marcia più alta possibile: ciò si ottiene “ascoltando” il propulsore, cercando di capire quando è possibile innestare la marcia successiva, evitando di “tirare” i rapporti; in generale intorno ai 2000 rpm si può passare alla marcia successiva.
  • Mantenere una velocità media non elevata e consona ai limiti di velocità.
  • Controllare periodicamente la pressione degli pneumatici.

Quali sono i vantaggi di una guida lenta e riflessiva?

  • Innanzitutto una maggiore sicurezza stradale: una delle cause più diffuse degli incidenti stradali è l’eccesso di velocità, seguita ovviamente dalle distrazioni e dalle mancate precedenze.
  • Avete mai osservato una fila di formiche? Esse mantengono sempre una distanza costante tra loro, adeguando la propria velocità a quella che la precede. Risultato: il traffico è sempre fluido e si evitano le code.
  • Un notevole risparmio, sia per quanto riguarda il carburante che per le componenti dell’auto – soprattutto pneumatici e freni. Minor consumo significa anche minor inquinamento: sia atmosferico che acustico (un propulsore a basso regime emette molto meno rumore).
  • Infine, ma non meno importante, è un guadagno in termini di salute: una guida “sportiva” e nervosa è senz’altro più stressante, sia mentalmente che fisicamente, di una guida più lenta e rilassata; la nostra vita è già abbastanza intrisa di stress: perché non provare a contenerlo un po’, almeno mentre si guida?

Le uniche opposizioni alla tesi di una guida lenta potrebbero essere le seguenti – ed entrambe sono facilmente confutabili:

  • Andare piano aumenta il tempo di percorrenza: ciò potrebbe essere vero in uno scenario ipotetico, nel quale siamo da soli in strada e non incontriamo mai ostacoli; nella vita di tutti i giorni – e specialmente nel contesto urbano – è molto più utile mantenere una velocità costante – anche se più bassa – rispetto ad ottenere dei picchi di velocità a cui seguono, inevitabilmente, più arresti – solitamente bruschi. Si pensi sempre alle formiche: maggiore velocità non significa sempre maggiore fluidità! Se non ci credete, provate voi stessi: uno stile di guida lento e ragionato non influisce – anzi a volte migliora – i tempi di percorrenza.
  • Guidare lentamente è noioso e uccide il piacere di guida: ciò potrebbe anche essere vero, in alcuni casi; ciò non toglie che chi ha voglia di divertirsi dovrebbe andare a correre in pista, non sulla strada, che – sarà lapalissiano – è condivisa con altre vetture e che non è pensata per “correre”, ma per spostarsi.

Quale vuole essere la conclusione di questo articolo? Non vuole essere una tirata moralistica, bensì un’occasione per riflettere sulle operazioni che quotidianamente compiamo ormai in maniera robotica e automatizzata senza pensare. Perché le formiche, infinitamente più piccole e meno intelligenti dell’uomo – spero di non attirare le critiche degli animalisti – riescono a gestire il traffico e noi no? Perché le formiche sono guidate da un infallibile istinto, mentre l’uomo – seppur più intelligente – spesso evita di pensare, oppure lo fa in maniera errata. Per quale motivo mettere a rischio la propria vita e quella degli altri, consumare ed inquinare di più e affaticarsi mentalmente e fisicamente per non ottenere nessun beneficio? La colpa è di un ragionamento fallace? Di modelli sbagliati?
Questa non è una domanda alla quale posso dare una risposta.
Voglio concludere questo articolo con un’altra domanda, invece: è davvero necessario progettare e costruire macchine sempre più intelligenti e tecnologiche per aumentare la loro efficienza se poi chi le guida non è educato alla sicurezza stradale e a pensare in maniera intelligente?

P.S. Questa mini-guida e queste informazioni sono pensate per le automobili con motore a combustione; per quanto riguarda le auto elettriche – che purtroppo in Italia sono ancora una piccola minoranza delle auto in circolazione – rimando alla sitografia.

Danilo Iannelli

 

Sitografia:
http://www.lescienze.it/news/2009/04/03/news/traffico_sempre_fluido_nel_mondo_delle_formiche-575547/?refresh_ce

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/GUIDA_CO2_2016.pdf

https://www.asaps.it/60310-_aci-istat_incidenti_stradali_2016__meno_morti_-42_piu_incidenti__07_feriti__09_.html

https://www.alke.it/influenza-stile-guida-su-prestazioni-auto-elettriche

 

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