Democrazia strappata in Honduras

In centro America – pochi giorni fa – a una piccola Repubblica Presidenziale è venuto a mancare quel poco di senso democratico che vi era rimasto.

Dopo il colpo di stato del ’74 e la trasformazione legislativa conclusa negli anni ’80, con l’inizio di un’ondata democratica che è sopravvissuta nonostante la continua instabilità politica, l’Honduras difendeva i suoi diritti… fino ad oggi.

Attualmente questo Stato sta lottando per riprendersi ciò che dovrebbe avere già.

Il governo ha sospeso le garanzie costituzionali affermando lo “stato d’emergenza”, ora che il Paese si ritrova nel caos più totale per le tensioni post elettorali.

Avviene una storia sentita più volte. Amanti del potere che fanno di tutto per mantenerlo, infatti l’opposizione sta contestando l’esito del voto per le presidenziali di domenica scorsa. Juan Orlando Hernandez, ricandidatosi grazie a una deroga rispetto alla norma imposta dalla Costituzione e ora dato per vincente con uno scarto di appena 45mila voti sullo sfidante di sinistra, Salvador Nasralla, giornalista televisivo e uomo d’affari con un passato ai vertici di Pepsi Honduras.

Il Tribunale Supremo Elettorale (Tse) ha interrotto più volte lo scrutinio e le proteste in piazza dell’opposizione stanno continuando ad aumentare, dando voce a uomini e donne che rivendicano la verità.

Il candidato arrivato in terza posizione, il liberale luis Zelaya, si è congratulato con Nasralla, riconoscendolo come vincitore legittimo.

La commissione elettorale viene accusata di frode dal momento che i primi dati davano Nasralla in vantaggio di cinque punti, margine che si è andato assottigliando fino a rovesciarsi negli ultimi giorni, dopo che il sistema informatico della commissione ha subito un’interruzione di oltre cinque ore.

Il governo, con un decreto firmato proprio da Hernandez, ha proibito per un periodo di dieci giorni la libera circolazione delle persone per mettere fine alle manifestazioni.

Quello che si può confermare dalla vicenda di questo paese è che qualsiasi storia politica porta inesorabilmente a cercare di rattoppare i buchi del passato.

Quello che si impara da una dittatura militare è sempre poco istruttivo per una democrazia e le perdite di sovranità popolare sono sempre più comuni.

Possiamo solo sostenere la vostra battaglia, guardarvi nell’anima, e dirvi che non è tutto impossibile.

Giulia Olivieri

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