Il bucanvìl: storia di un’attrice dai capelli blu

– Un bucanvìl!
Si era fermata su quel bouganville in mezzo alla neve mentre mi recitava una delle sue poesie a memoria. Erano semplici, nulla di elaborato, ma non banali. Due minuti prima mi aveva confessato che una volta si era innamorata e che si portava dietro quell’amore da sempre e voleva tenerlo con sé per sempre. Non riuscivo ad immaginare che tipo di uomo potesse ispirare una tale donna.

Non era come tutte le altre che avevo conosciuto fin’ora girando per la capitale. Lei era intrisa di una romanità che si vedeva dagli occhi, ma che rendeva nobile con la precisione e la delicatezza delle parole e dei gesti. Sembrava una duchessa con i suoi capelli blu e quel bastone con cui si aiutava a camminare, ma che appariva più che altro come una sciccheria da direttrice artistica, perché lì dentro quello voleva fare e quello faceva.

– Quando andavo a lavorare lì ai castelli – parlava con una lentezza che addolciva ogni suono – quando lavoravo e la mattina uscivo, guardavo sempre tutti i giardini, pieni di fiori, fiori tutti colorati.
Si ripeteva spesso, voleva che chiunque l’ascoltasse stesse attento, forse perché non molti le chiedevano di raccontarsi.
– Una mattina iniziò a nevicare e mentre guardavo i giardini, mentre li guardavo a bocca aperta, erano diventati tutti bianchi e io mi sentivo un po’ triste.
Toccava i fogli che avevo appoggiato accanto a me con una vena di malinconia e scorreva velocemente le parole con il dito, aggiustandosi di tanto in tanto gli occhiali che le scivolavano sul naso.
– All’improvviso ho visto questo giardino completamente bianco di neve e al centro un bucanvìl e una rosa rossa. Per questo ho scritto quella poesia! Il bucanvìl e la rosa avevano combattuto il freddo e la neve insieme, perché avevano voglia di vivere ed erano lì, a macchiare quella distesa bianca indisturbati, contro qualsiasi legge della natura.
Era una scrittrice, aveva lavorato nel teatro con grandi persone, così lei diceva; tuttavia era lì dentro, in un posto che la gente ritiene senza dignità, ma in cui lei viveva a testa alta e con una forza che io non avevo ancora conosciuto da così vicino.
Di strade romane ne avevo girate tante, di persone ne avevo conosciute parecchie, ognuno con il suo amore per questa grande Mamma Roma. Ma lei, lei era diversa da tutti; eppure che era romana si capiva da una cosa che in questa grande città avevano tutti, un amore unico e in realtà così comune.
Lo disse guardandomi negli occhi e ad alta voce, solennemente  come stesse recitando su un enorme palco, quasi danzando. Lo disse.
– Io sono quel bucanvìl. Io sono innamorata della vita.

Questo breve racconto è dedicato ad una dolce signora dai capelli blu, che non mi ha mai detto il suo nome e che ho conosciuto in un pomeriggio di festa in un centro di accoglienza a pochi passi da casa mia.

Martina Moscogiuri

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