Wikileaks: da sito web a movimento culturale

Il 4 ottobre 2006 Julian Assange, un informatico dai capelli bianchi, registrava il dominio wikileaks.org.

L’idea alla base del suo nuovo sito web era semplice, anche se molto ambiziosa: far trionfare la verità.

Tutto autofinanziato. Senza uffici, impiegati, scrivanie, stipendi. In completa coerenza con la sua visione del mondo, un po’ anarchica e anticonformista.

L’attività, ormai decennale, di Wikileaks consiste nel ricevere documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato (whistleblowers) e nel pubblicarle sul proprio sito web, di modo che “i lettori e gli storici possano vedere la prova della verità”.


È innegabile che il metodo adottato da Assange (e da molti attivisti che supportano la causa) sia drastico e un tantino pretenzioso.

Tuttavia la grande ambizione (e perseveranza) del suo fondatore, le innumerevoli fonti cui il sito ha beneficiato, come la grande idea alla base del progetto, hanno permesso a Wikileaks di diventare un movimento culturale con un impatto mediatico enorme, in grado di influenzare elezioni politiche e trattati commerciali.

Il grande consenso deriva, a mio avviso, da tre importanti storie che il sito ha reso note.

L’impatto mediatico maggiore l’ha avuto, senza dubbio, la trilogia Collateral Murder, Afghan War Diary e Iraq War Logs, pubblicata nel 2010.

È considerato uno dei leak più massicci della storia militare statunitense, contenente filmati, documenti e registri militari delle guerre in Afghanistan e Iraq, che testimoniano la morte di migliaia di civili (fra cui due giornalisti di Reuters), violazioni dei diritti umani, aumento degli attacchi dei talebani e coinvolgimento di Pakistan e Iran nella rivolta.

Il New York Times ha affermato che la fuga di notizie “offre un’immagine cruda e spaventosa della guerra in Afghanistan”.

In seguito alla prima diffusione di documenti, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha preso in considerazione l’uso dello “Espionage Act” del 1917 per impedire la pubblicazione dei restanti 15.000 file secretati che il sito affermava di possedere.

Un anno dopo, nell’aprile del 2011, Wikileaks ha pubblicato un’inchiesta agghiacciante, il Guantánamo Bay files leak.

I file resi noti sono più di 700 e riguardano i detenuti di Guantánamo, il più controverso campo di prigionia d’America a Cuba.

Classificati come “segreti”, coprono quasi tutti i detenuti da quando il campo è stato aperto nel 2002. Nonostante l’ordine di chiusura emanato dal Presidente Obama, nel periodo di pubblicazione del leak i prigionieri erano ancora 172.

Secondo le rivelazioni, quasi 100 detenuti che sono passati per Guantánamo sono stati descritti come affetti da malattie depressive o psicotiche. Molti hanno fatto lo sciopero della fame o tentato il suicidio. Alcuni cittadini e residenti britannici sono stati trattenuti per anni anche se le autorità statunitensi sapevano che non erano né talebani né membri di Al-Qaeda. Inoltre, le autorità statunitensi hanno fatto affidamento su informazioni ottenute da un piccolissimo numero di detenuti brutalmente torturati, con metodi e azioni che violano drasticamente ogni tipo di diritto umano. Hanno considerato affidabili queste testimonianze anche dopo aver ammesso che i prigionieri che le avevano fornite erano stati maltrattati.

L’incapacità di Obama di chiudere Guantánamo è ritenuto uno dei fallimenti politici più imbarazzanti della Casa Bianca.

Più recentemente, precisamente nel marzo scorso, Wikileaks ha pubblicato una serie di documenti che riguardano le attività della United States Central Intelligence Agency (CIA) in merito alla sorveglianza di massa e la “cyberwarfare”.

I file trapelati mostrano capacità e funzionalità di alcuni software dell’agenzia, come la possibilità di compromettere Smart TV, browser Web (Google Chrome, Microsoft Edge e molti altri) e sistemi operativi (inclusi iOS, Android, Windows e macOS).

Quattro anni dopo le rivelazioni di Edward Snowden, le preoccupazioni emerse al tempo sono state ampiamente confermate.

I file rivelano che la CIA è in grado, grazie ad un malware impiantato nelle Smart TV o nei sistemi operativi, di catturare le conversazioni, attivare la webcam dei computer (senza che l’utente possa rendersene conto) e far diventare gli smartphone delle autentiche “microspie” in grado di trasmettere immagini, suoni e informazioni di ogni tipo.

In sede di testimonianza di fronte al Senato americano, il capo della comunità dell’intelligence Usa, James Clapper, ha affermato che “in futuro i servizi di intelligence potrebbero usare l’internet delle cose per identificare, sorvegliare, monitorare e localizzare” gli utenti.

Interrogato sull’autenticità dei documenti pubblicati da Wikileaks, l’ex direttore della CIA, Michael Hayden, ha risposto che l’organizzazione “non commenta l’autenticità o il contenuto” dei file. Alcuni funzionari dell’intelligence attuali e precedenti hanno affermato che i documenti sembrano autentici.

Wikileaks, essendo portavoce di inchieste di questo calibro, ha attirato il consenso di svariate migliaia di persone da ogni parte del mondo.

L’idea di “libertà di informazione”, di trasparenza e di verità, cui l’organizzazione ha sempre voluto essere simbolo, hanno fatto in modo che agisse più come un movimento ideologico, con a capo un visionario e martire (per via delle innumerevoli persecuzioni e accuse a cui è stato sottoposto), piuttosto che come un sito web di “giornalismo investigativo”, come sembrava essere almeno agli inizi.

Assange è riuscito ad unire sotto un’unica bandiera attivisti e rivoluzionari con, almeno teoricamente, l’idea di portare trasparenza e verità, a costo di smantellare e sconvolgere gli equilibri politici mondiali.

La trasformazione di Wikileaks da sito web a movimento culturale è stata una grandissima fortuna, sia per l’organizzazione stessa che per il suo fondatore: ha dato al sito un’imponente cassa di risonanza.

Seppur il loro operato sia criticabile sotto molti punti di vista, l’idea che era alla base del progetto la ritengo un punto fondamentale.

Il nostro mondo, oggi più che mai, ha bisogno di una ventata di coraggio, di verità e di trasparenza.

Claudio Migliorelli

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Allegato ad ogni articolo che pubblicherò per La Disillusione vi sarà una cartella scaricabile contenente i documenti (pagine web, articoli di giornale e quant’altro) cui ho attinto per la ricerca e stesura, che sono comunque facilmente reperibili sul web. Sono un accanito sostenitore del libero accesso alle informazioni e spero di dare, nel mio piccolo, l’esempio per una stampa più libera e trasparente.

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