Vago

Vago, albero di mare
preso
a cercare
la mia linfa vitale

distratto dal nero
e dai cieli indecisi
su come sfumare,
su quale viso sfiorare

così le radici m’affondano
in un desiderio ossimorico:
noi ardenti
d’incessanti tramonti.

Vago, nostalgico faro
perso
in qualsiasi luogo
in qualsiasi lembo di terra
o di pelle, magari la tua
purchè sia distante
e mancanza che soffoca

fino al mio necessario
benché raro
respirare a fondo,
illuminare a lungo

fino a quando
ti darò un appuntamento
precisamente
all’una e un quarto
esattamente
all’angolo tra sogno e passato
inevitabilmente
altrove.

Gioia Toscani De Col

Vago (lat. vagus)
1. non molto chiaro, incerto, indefinito: una vaga impressione, una speranza vaga, risposte vaghe, un vago sospetto, una vaga somiglianza, un’idea molto vaga.

2. (lett.) leggiadro, ameno, grazioso; Vaghe stelle dell’Orsa (Leopardi, Le ricordanze, Teorie del vago e indefinito); Tre vaghissime donne (Foscolo, Le Grazie).

3. (lett.) desideroso, voglioso: Ell’è d’i suoi belli occhi veder vaga (Dante, Purgatorio XXVII, 106).

4. (lett.) che vaga, che erra: il nobil atto e di splendor non tacque / la vaga Fama, e divulgollo in breve (Ariosto, Orlando Furioso XXII, 93).

5. (in anatomia) detto “nervo vago” il nervo pneumo-gastrico che collega il collo, il torace e l’addome, presiede la sensibilità delle vie aeree e digestive ed è il moderatore del cuore.

6. verbo vagare: andare errando, andare attorno senza sapere bene dove e perché

 

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