Cose strane su Netflix

Prima di iniziare a parlare di Stranger Things togliamoci subito questo peso: Netflix.

Da qualche anno Netflix sta tentando di conquistare il mondo a suon di serie tv – soprattutto – e film tendenzialmente mediocri. Le loro produzioni “originali” raramente hanno qualcosa di nuovo o particolarmente interessante da proporre (tranne i documentari, quella sezione va assolutamente recuperata), anche se ci sono ovviamente delle ottime eccezioni.

Inoltre ultimamente autori come Nolan, Tarantino e Almodóvar hanno avanzato delle critiche, anche giustificate, ponendo l’accento sull’effetto negativo che Netflix avrebbe sul cinema e sulla sua fruizione in sala. Le loro parole sono assolutamente condivisibili. L’esperienza della sala cinematografica non potrà mai essere sostituita, a maggior ragione da una piattaforma di streaming.
Comunque Netflix non ucciderà il cinema, semplicemente perché non ne è in grado. Se il cinema stesso e la fotografia non sono riusciti a eliminare il teatro e la pittura, così Netflix non riuscirà a toglierci le sale, per ora.

Considerata questa pretestuosa premessa, prendiamo in considerazione Stranger Things. La serie tv, della quale è uscita da poco la seconda stagione, rappresenta il perfetto paradosso di Netflix. Nonostante sia completamente in linea con la politica commerciale e “artistica” dell’azienda, Stranger Things riesce a mantenere una sua singolarità che la pone un gradino sopra tante altre produzioni dimenticabili.

I Duffer brothers hanno dimostrato di saper gestire magistralmente la materia, trasportando lo spettatore nell’universo di Hawkins e del Sottosopra, attraverso la caratterizzazione di una serie di personaggi che puntata dopo puntata familiarizzano sempre di più con il pubblico. Infatti l’atmosfera tipica dei film americani anni ’80 è il suo punto di forza e contemporaneamente anche di debolezza. Qui sta un altro paradosso, perché effettivamente non c’è una singola inquadratura o linea di trama che sia anche vagamente originale. Questo non è di per sé un problema, anzi, potrebbe quasi essere un vantaggio per chi non ha mai visto i film a cui è ispirato Stranger Things, dato che potrebbe recuperarseli. Semplicemente dobbiamo essere coscienti di trovarci di fronte a un’operazione nostalgia realizzata benissimo e che, oltre l’amore per gli anni ’80 e il suo cinema, non ha tanto altro da dire.

Comunque ci sono degli indubbi punti di forza, talmente ovvi che sono ripetuti come un mantra da tutti quelli che hanno visto la serie, a cui io mi associo:

  • I ragazzini sono bravissimi a recitare.
  • La colonna sonora è ottima.
  • L’atmosfera di Hawkins è meravigliosa.
  • Il personaggio di Eleven è pazzesco (anche se la puntata in cui va in città sembra la bruttissima copia di un’ipotetica serie tv trash sugli x-men).
  • Quanto si accolla la madre di Will, però Wynona Ryder è davvero brava.
  • La sigla andrebbe rivista in loop per sedici ore di fila.

In definitiva se state cercando un capolavoro probabilmente siete nel posto sbagliato (anche se non è detto), se invece siete indecisi su quale serie iniziare e volete qualcosa di qualità ma non troppo impegnativo, oltre magari ad avere una passione per gli anni ’80, allora Stranger Things fa al caso vostro.

 

Claudio Antonio De Angelis

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