Grasso che cola

In Italia la situazione a sinistra della sinistra è sinistra. Mi era stato esplicitamente vietato di scrivere questa frase, ma si può dire che io abbia giocato un colpo mancino, anche se questo potrebbe creare all’interno della redazione un incidente. O meglio, un sinistro.

Sulle passerelle politiche di tutta Europa il rosso non va più di moda, e nelle uniche esperienze in cui liste di sinistra sono riuscite ad imporsi come forza politica imponente gran parte del merito è ascrivibile all’influenza di un leader carismatico: gli esempi di Podemos con Pablo Iglesias Turrión in Spagna e di SYRIZA con Alexis Tsipras in Grecia sono attualmente irripetibili in Italia.

Per ovviare allo spostamento a destra del PD, che come ogni ala sinistra si sta accentrando senza tuttavia andare al tiro, sta nascendo una grande lista pronta per le elezioni del 2018 formata dall’unione di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, Sinistra italiana e Possibile. Per adesso manca ancora un nome, ma certamente arriverà nei prossimi giorni. Nel frattempo mi permetto di dare qualche possibile consiglio: io opterei per “Felce e mirtillo”, per richiamare le radici del passato comunista e strizzare l’occhio agli ambientalisti o “Sì nistra” per continuare a ridere in faccia a Renzi dopo il referendum nel quale loro stessi hanno contribuito alla vittoria del fronte del no.

In ogni caso il problema è sì di nome, ma non tanto della lista quanto più del candidato premier:


 – Roberto Speranza è la risposta italiana alla Donna invisibile dei “Fantastici 4”; adattando una vecchia battuta su Clement Attlee erroneamente attribuita a Winston Churchill: “Si è fermato un taxi vuoto davanti alla sede di MDP, e ne è sceso Speranza.”

 – Massimo D’Alema come i vampiri brucia quando esce alla luce del sole, preferendo rimanere nell’ombra a creare a disfare governi come Penelope con la sua tela, ma con più baffi (anche se non me la sento di affermarlo con certezza, data la scarsa dimestichezza che si aveva con le estetiste nella Grecia delle narrazioni omeriche).

 – Pier Luigi Bersani è una mangusta che indefessa continua furente a cacciare lo sfuggente e velenoso serpente della metafora perfetta. E comunque, avrebbe più possibilità di vittoria se si chiamasse Samuele.

 – Riguardo Nicola Fratoianni non saprei realmente che dire, dato che sono stato costretto a cercare su internet chi fosse il segretario di Sinistra italiana.

 – Pippo Civati è il Benevento della politica, anche se meno giallo e un po’ più rosso. In ogni caso, è più probabile che il Benevento arrivi ai tre punti in campionato che Civati arrivi ai tre punti percentuali.

Lo scenario cambierebbe drasticamente nell’ipotesi in cui Pietro Grasso, presidente del Senato appena fuoriuscito dal PD, diventasse l’uomo di punta della neonata coalizione. I sondaggisti parlano chiaro: secondo Fabrizio Masia di Emg Acqua il potenziale della sinistra più a sinistra con Grasso candidato premier “è tra il 9 e il 10%, ma non è un risultato scontato”; concorda Roberto Weber di Ixè, il quale afferma che “per noi si collocano tra il 6 e il 10%”, aggiungendo poi che “la figura di Grasso non ha un potenziale elettorale in sé. Per la sinistra è indispensabile la figura di un federatore che trasmetta simbolicamente l’idea di unità.”

Cifre che permetterebbero alla coalizione di recitare un ruolo di tutto rispetto sul palcoscenico politico italiano, e che andrebbero a distruggere sul nascere i sogni di gloria del rimaneggiato PD renziano. I numeri sono significativi: aggiungendo Grasso la sinistra inizierebbe a pesare davvero.

Paolo Palladino

 

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One thought on “Grasso che cola”

  1. D’accordo con l’analisi ma non con le conclusioni. Un leader carismatico è importante ma non risolverebbe a medio lungo termine i problemi della sinistra sinistra. Serve una riappropriazione dal basso delle tematiche politiche riguardanti i deboli (ma sì proviamo a riformulare anche il linguaggio dove i deboli non sono più solo i poveri ma le donne, i bambini, gli anziani, gli ingenui, gli uomini onesti ……) e l’uguaglianza. Serve una presenza sul territorio di persone che decidono della propria vita quotidiana e siano in grado di esprimere un leader.

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