L’altra faccia del “Black Friday”

Nasce nella nostra patria capitalistica America, festeggiato tradizionalmente il giorno dopo del ringraziamento (quarto giovedì di Novembre) dando inizio allo “show” degli acquisti di Natale.

Ancora non è stato affermato empiricamente se sia una delle cose più piacevoli del Natale o forse paragonabile alla volta celeste che Atlante fu costretto da Zeus a tenere sulle spalle.

Il meccanismo che ha inserito il Black Friday nelle nostre menti è qualcosa di estremamente silenzioso e automatico, ma che se per pura casualità si prova ad analizzare potrebbe farmi accapponare la pelle.

Un giorno, solo uno, dove ogni store decide di imporvi un regalo.
Questo regalo va oltre il normale saldo estivo o invernale, è prima di ogni singola tradizione consumistica che prima conoscevate e la cosa ancora più simpatica di questo gioco è la durata: 24 h.


Avere 24 h per decidere se realmente abbiamo bisogno di qualcosa, che forse prima non era mai passato nelle nostre anticamere del cervello.

Foto e video dimostrano quanto questo fenomeno, in particolare in USA, abbia suscitato quasi un’ossessività ad avere una possibilità in più nel potere avere cosa si vuole con un inganno di un saldo che spesso non supera il 20%.
Amazon nel 2016 ha registrato circa 12 prodotti venduti al secondo, un incasso altissimo e inaspettato soprattutto in Italia, da quando la “vena consumistica del venerdì” è stata estesa – fortunatamente o sfortunatamente? – anche in Europa.

Ma cosa si può trovare di così sbagliato in un saldo, uno sconto, una cosa così semplice?
Perché farne polemica, parlarne in un’ottica negativa, quando è semplicemente qualcosa di “normale”?

Ebbene, le motivazioni a mio avviso sono tante, e visto che polemizzare è sempre bellissimo non posso fare a meno di formare un elenco, disordinato (non penso vi sia un ordine di importanza) per dirvi per quale motivo dovremmo astenerci tutti da queste idee del nostro secolo.

1- Tendenzialmente si compra ciò di cui non si ha bisogno.
Aprire un portatile, andare sul sito di un qualsiasi e.commerce, si sceglie ciò che potrebbe essere utile, e con la scusa del “cavolo oggi è in saldo”, si compra.

2- Tutto ciò che è e-commerce, spesso e volentieri, è sinonimo di lavoro sotto pagato.
“Amazon” è il più grande business dei fattorini sfruttati, attualmente solo in Italia sta cercando di difendere i diritti dei lavorati con un sindacato che fa davvero fatica ad essere attivo.

3- Si sta perdendo il valore di quello che acquisti, nel senso, che si è arrivata a una totale ossessività delle cose che si hanno. Più si ha, più è veloce quello che si ha, più si è felici.

4- Ormai è bello quello che fanno tutti e se uno stato “liberale” come gli USA ci propinano una novità del tutto futile: “Cavolo, perché non lo facciamo anche noi?”

5- Andare nei negozi è bello. È un piacere. È un piacere che va gustato. Camminare per i portici di via Roma e realizzare che quel paio di jeans è ciò di cui hai bisogno.

Provarlo una volta, indossarlo, sognarlo e salutare la commessa.
Passarci la seconda volta, osservarlo, provarlo e di nuovo salutare la commessa.
Aspettare Natale, chiederlo e averlo.

Tempo, una parola così nuova?

Il Black Friday è il sunto del nostro tempo: si aspetta il venerdì tutta la settimana e molto spesso questo venerdì è nero.

Giulia Olivieri

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